Il Parlamento europeo ha adottato il 20 ottobre 2026, con 531 voti favorevoli, 93 contrari e 41 astensioni, un testo che stabilisce regole comuni per proteggere gli adulti vulnerabili nelle situazioni transfrontaliere. Approva l'accordo raggiunto con i governi dell'Unione. Questo testo è la versione finale negoziata; gli Stati membri devono ancora dare il loro accordo formale prima che diventi legge.
Oggi, quando la protezione di un adulto vulnerabile (ad esempio una persona anziana affetta da disturbi cognitivi) è organizzata in un paese dell'Unione, le decisioni prese in un paese non sono automaticamente riconosciute in un altro. Le famiglie e i professionisti devono affrontare procedure lunghe e costose. Il testo adottato mira a rimediare a questa incertezza giuridica organizzando la cooperazione tra le autorità e creando un certificato europeo.
Un certificato europeo di assistenza e rappresentanzaQuesto documento permetterà di far riconoscere più facilmente in un altro paese dell'Unione i poteri di un rappresentante designato per proteggere un adulto.
Regole chiare per scegliere il giudice competenteIl testo determina quale paese dell'Unione è competente per adottare misure di protezione della persona o dei suoi beni, evitando così conflitti tra giurisdizioni.
Il riconoscimento automatico delle misure di protezioneLe misure adottate in un paese dell'Unione saranno riconosciute e potranno essere eseguite negli altri paesi, senza una nuova procedura complessa.
Una cooperazione rafforzata tra autoritàI giudici, le autorità competenti e le autorità centrali dei paesi dell'Unione dovranno cooperare e potranno scambiare informazioni per via elettronica attraverso un quadro giuridico uniforme.
Un ambito di applicazione ampliatoIl testo copre esplicitamente le misure di assistenza all'esercizio della capacità giuridica e i poteri di rappresentanza conferiti da un adulto, compresa la decisione assistita o congiunta.
Il Parlamento ha adottato il testo con 531 voti favorevoli, 93 contrari e 41 astensioni.
Per le famiglie interessate, questo testo semplifica la vita: una misura di protezione adottata in un paese dell'Unione (come la nomina di un tutore) sarà riconosciuta in un altro paese, senza dover ripetere lunghe procedure. Il certificato europeo faciliterà le pratiche per le persone che accompagnano un adulto vulnerabile all'estero. Gli scambi elettronici tra autorità renderanno le decisioni più rapide. Il testo si applica solo alle situazioni transfrontaliere ed esclude in particolare gli obblighi alimentari, i regimi matrimoniali, le successioni e la sicurezza sociale.
Un adulto vulnerabile protetto in Francia, un conto bloccato in Germania, un tutore che deve ricominciare tutto da capo: ecco a cosa pone fine il regolamento adottato il 20 ottobre 2026 con 531 voti a favore, 93 contrari e 41 astensioni. Il Parlamento approva l'accordo negoziato con il Consiglio, che crea un quadro europeo di riconoscimento reciproco delle misure di protezione e un certificato europeo di assistenza e rappresentanza. Non è l'ennesimo passo avanti burocratico: è la fine di un incubo amministrativo per migliaia di famiglie.
Oggi, quando una persona anziana perde le sue facoltà cognitive e un giudice organizza la sua protezione in un paese, quella decisione non vale nulla in un altro. Una famiglia che si trasferisce o che gestisce beni all'estero deve avviare una nuova procedura, a volte della durata di anni, con spese di avvocato e di traduzione. Il regolamento stabilisce un principio di riconoscimento reciproco: una misura adottata in uno Stato membro è riconosciuta negli altri, salvo eccezioni limitate. Il certificato europeo, documento uniforme rilasciato dall'autorità di origine, sostituisce la cascata di legalizzazioni e traduzioni certificate. Per un tutore o un mandatario, è tempo e denaro restituiti alla protezione della persona, non alle pratiche burocratiche.
Il testo definisce anche chiaramente la legge applicabile e la giurisdizione competente, il che evita le corse tra tribunali. Include i poteri di rappresentanza conferiti dall'adulto stesso, compresa la decisione assistita o congiunta, e non solo le misure imposte da un giudice. È un passo avanti liberale: l'autonomia della persona è riconosciuta prima della coercizione.
Il regolamento si applica solo alle situazioni transfrontaliere e lascia da parte le successioni, i regimi patrimoniali tra coniugi e la sicurezza sociale. Queste esclusioni sono giustificate dalla sussidiarietà, ma creano zone d'ombra: un adulto protetto il cui patrimonio comprende una casa all'estero dovrà comunque passare attraverso procedure successorie distinte. Un approccio più ambizioso avrebbe potuto integrare il riconoscimento dei mandati di protezione futura nelle successioni, ma avrebbe invaso il diritto nazionale della famiglia, cosa che il principio di sussidiarietà vieta.
Un altro limite: il certificato europeo resta facoltativo. Le famiglie dovranno decidere se utilizzarlo, e le autorità nazionali dovranno assicurarsi che i loro registri siano interconnessi tramite il sistema informatico decentralizzato previsto dal regolamento 2023/2844. Il costo di attuazione ricadrà sulle amministrazioni, non sui cittadini, ma il rischio è che i tribunali locali continuino a esigere documenti supplementari per abitudine. La semplificazione sarà reale solo se i giudici applicheranno il principio di riconoscimento senza attriti.
Il riconoscimento reciproco delle misure di protezione non è un favore fatto alle famiglie, è la condizione perché la libera circolazione non diventi una trappola per i più vulnerabili.
Un adulto vulnerabile protetto in Francia, un conto bloccato in Germania, un tutore che deve ricominciare tutto da capo: ecco a cosa pone fine il regolamento adottato il 20 ottobre 2026 con 531 voti a favore, 93 contrari e 41 astensioni. Il Parlamento approva l'accordo negoziato con il Consiglio, che crea un quadro europeo di riconoscimento reciproco delle misure di protezione e un certificato europeo di assistenza e rappresentanza. Non è l'ennesimo passo avanti burocratico: è la fine di un incubo amministrativo per migliaia di famiglie.
Oggi, quando una persona anziana perde le sue facoltà cognitive e un giudice organizza la sua protezione in un paese, quella decisione non vale nulla in un altro. Una famiglia che si trasferisce o che gestisce beni all'estero deve avviare una nuova procedura, a volte della durata di anni, con spese di avvocato e di traduzione. Il regolamento stabilisce un principio di riconoscimento reciproco: una misura adottata in uno Stato membro è riconosciuta negli altri, salvo eccezioni limitate. Il certificato europeo, documento uniforme rilasciato dall'autorità di origine, sostituisce la cascata di legalizzazioni e traduzioni certificate. Per un tutore o un mandatario, è tempo e denaro restituiti alla protezione della persona, non alle pratiche burocratiche.
Il testo definisce anche chiaramente la legge applicabile e la giurisdizione competente, il che evita le corse tra tribunali. Include i poteri di rappresentanza conferiti dall'adulto stesso, compresa la decisione assistita o congiunta, e non solo le misure imposte da un giudice. È un passo avanti liberale: l'autonomia della persona è riconosciuta prima della coercizione.
Il regolamento si applica solo alle situazioni transfrontaliere e lascia da parte le successioni, i regimi patrimoniali tra coniugi e la sicurezza sociale. Queste esclusioni sono giustificate dalla sussidiarietà, ma creano zone d'ombra: un adulto protetto il cui patrimonio comprende una casa all'estero dovrà comunque passare attraverso procedure successorie distinte. Un approccio più ambizioso avrebbe potuto integrare il riconoscimento dei mandati di protezione futura nelle successioni, ma avrebbe invaso il diritto nazionale della famiglia, cosa che il principio di sussidiarietà vieta.
Un altro limite: il certificato europeo resta facoltativo. Le famiglie dovranno decidere se utilizzarlo, e le autorità nazionali dovranno assicurarsi che i loro registri siano interconnessi tramite il sistema informatico decentralizzato previsto dal regolamento 2023/2844. Il costo di attuazione ricadrà sulle amministrazioni, non sui cittadini, ma il rischio è che i tribunali locali continuino a esigere documenti supplementari per abitudine. La semplificazione sarà reale solo se i giudici applicheranno il principio di riconoscimento senza attriti.
Il riconoscimento reciproco delle misure di protezione non è un favore fatto alle famiglie, è la condizione perché la libera circolazione non diventi una trappola per i più vulnerabili.