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Approvato2026-10-07Affari esteri e difesa

L'UE inasprisce la sua posizione nei confronti della Cina: sanzioni, dogane e semiconduttori

Testo adottato
A favore45470 %
Contro8613 %
Astensione11017 %
Non ha votato00 %
Spiegazione dettagliata

Comprendere il testo adottato

In breve

Il Parlamento europeo ha adottato una raccomandazione che condanna il sostegno cinese alla guerra russa in Ucraina e chiede misure concrete: sanzioni mirate, controllo degli investimenti, dazi doganali sui piccoli pacchi e una strategia coordinata sui semiconduttori. Questo testo non è una legge: chiede alla Commissione, al Consiglio e al capo della diplomazia europea di agire. Il Parlamento chiede anche la revoca delle sanzioni cinesi contro oltre 100 cittadini e parlamentari europei.

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Contesto

La Cina è il primo partner commerciale dell'UE, ma le relazioni si sono tese: pratiche commerciali sleali, sostegno alla Russia, sanzioni incrociate dal 2021 e dipendenze critiche (terre rare, batterie, medicinali). Il Parlamento vuole una risposta europea unita anziché reazioni paese per paese. Chiede anche una strategia di riduzione dei rischi nei settori strategici e un controllo rafforzato degli investimenti cinesi.

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Cosa è stato deciso

  1. 1

    Sanzioni contro il sostegno alla RussiaIl Parlamento condanna il ruolo della Cina come sostegno decisivo e fornitore di tecnologie a duplice uso nella guerra russa contro l'Ucraina. Chiede di estendere le misure restrittive mirate e la lista delle entità e dei nodi della catena di approvvigionamento che forniscono un aiuto materiale alla Russia, comprese misure di esecuzione contro la flotta fantasma e i schemi di riesportazione.

  2. 2

    Dazi doganali sui piccoli pacchiIl Parlamento chiede l'applicazione rigorosa dei dazi doganali sui piccoli pacchi non europei di valore inferiore o pari a 150 EUR, in vigore dal 1° luglio 2026, e della tassa di trattamento dei piccoli pacchi a livello UE, applicabile dal 1° novembre 2026. Vuole anche intensificare i controlli sulle merci non conformi vendute tramite piattaforme come Temu, Shein o AliExpress.

  3. 3

    Riduzione dei rischi nei settori strategiciIl Parlamento chiede di proseguire la strategia di riduzione dei rischi e di riequilibrio economico, concentrandosi su materie prime critiche, medicinali critici, magneti industriali, biotecnologia, informatica quantistica, batterie, veicoli elettrici, TIC e semiconduttori. Chiede anche di indagare sul comportamento coercitivo della Cina sulle terre rare e di considerare lo strumento anticoercizione.

  4. 4

    Controllo degli investimenti cinesiIl Parlamento chiede misure per prevenire i rischi per la sicurezza legati agli investimenti cinesi, rafforzando il controllo degli investimenti esteri diretti nei settori strategici come i servizi media, le materie prime critiche e le infrastrutture e tecnologie critiche.

  5. 5

    Revoca delle sanzioni contro gli europeiIl Parlamento chiede alle autorità cinesi di revocare tutte le sanzioni imposte nel marzo 2021 ad attuali ed ex parlamentari nazionali europei, a istituzioni ed entità europee e al loro personale. Nota con preoccupazione che oltre 100 cittadini europei e diversi organismi restano sotto sanzioni cinesi.

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Risultato del voto

454A favore86Contro110Astensione

La raccomandazione è stata adottata con 454 voti favorevoli, 86 contrari e 110 astensioni durante il voto elettronico per appello nominale del 7 ottobre 2026.

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Cosa significa per i cittadini

In concreto, questo voto non cambia ancora la legge: fissa la posizione del Parlamento e chiede ai governi e alla Commissione di agire. Per i consumatori, sostiene i dazi doganali già in vigore sui piccoli pacchi di 150 EUR o meno dal 1° luglio 2026 e la tassa di trattamento applicabile dal 1° novembre 2026, il che può aumentare il costo degli acquisti su piattaforme cinesi. Per le imprese europee, spinge a diversificare gli approvvigionamenti di terre rare, batterie e semiconduttori, e a controllare meglio gli investimenti cinesi in settori sensibili. Per i ricercatori e i parlamentari europei ancora sanzionati dalla Cina, il Parlamento chiede la revoca di queste sanzioni e qualifica quelle contro i ricercatori come atto politico ostile.

Opinion & analysis

L'UE alza il tono contro la Cina, ma senza cambiare il diritto

Il Parlamento europeo ha adottato il 7 ottobre 2026 una raccomandazione che condanna il sostegno cinese alla guerra russa in Ucraina e chiede sanzioni mirate, dazi sui piccoli pacchi e un controllo rafforzato degli investimenti cinesi. Questo testo non è una legge: indirizza richieste alla Commissione, al Consiglio e al capo della diplomazia, che restano liberi di seguirle o meno. Il voto, 454 favorevoli, 86 contrari e 110 astenuti, fissa una posizione politica, non un obbligo giuridico.

I punti chiave

  • Il Parlamento chiede di estendere le sanzioni contro le entità e le catene di approvvigionamento che aiutano la Russia, compresa la flotta fantasma e i meccanismi di riesportazione.
  • Chiede l'applicazione rigorosa dei dazi sui pacchi da 150 EUR o meno, in vigore dal 1° luglio 2026, e della tassa di trattamento dei pacchi applicabile al 1° novembre 2026.
  • Invita a revocare le sanzioni cinesi del marzo 2021 contro parlamentari, ricercatori e istituzioni europee, e rileva che oltre 100 cittadini europei restano sanzionati.
  • Chiede una strategia unita di riduzione dei rischi nelle terre rare, batterie, semiconduttori e medicinali, e un controllo maggiore degli investimenti cinesi nei settori sensibili.

Una raccomandazione che non costa nulla a chi la ignora

Il Parlamento non vota una legge, vota un auspicio. La raccomandazione indirizzata al Consiglio, alla Commissione e all'alto rappresentante non impegna nessuno: esprime una maggioranza, non modifica il diritto. Gli appelli a estendere le sanzioni contro le entità che forniscono alla Russia tecnologie a duplice uso, a lottare contro la flotta fantasma o a rafforzare il controllo degli investimenti cinesi resteranno parole se gli Stati membri e la Commissione non li traducono in atti. Il costo di questa inerzia è sopportato dalle imprese europee che, invece, subiscono già la concorrenza sleale e le dipendenze critiche.

Questa debolezza è strutturale: il Parlamento non ha voce in capitolo sulla politica estera né sulle sanzioni, che si decidono all'unanimità in Consiglio. Può solo creare una pressione politica. Ora, in un'Europa dove le decisioni si prendono spesso a 27, una raccomandazione senza scadenza vincolante rischia di restare lettera morta. La vera questione è sapere se i governi nazionali, che hanno la competenza, faranno proprie le richieste più concrete, in particolare sui pacchi e sugli investimenti.

Pacchi, terre rare e investimenti: gli unici punti concreti

Due misure sono già nel diritto o quasi: i dazi sui pacchi non europei da 150 EUR o meno, in vigore dal 1° luglio 2026, e la tassa di trattamento dei pacchi a livello UE, applicabile dal 1° novembre 2026. Il Parlamento ne chiede l'applicazione rigorosa, il che è una buona cosa: questi pacchi sfuggivano all'IVA e ai dazi, creando una distorsione della concorrenza a danno dei commercianti europei. Ma la tassa e i dazi non basteranno se i controlli restano deboli. Per un piccolo commerciante, la differenza si gioca sul terreno, non in una risoluzione.

Sulle terre rare, le batterie e i semiconduttori, il Parlamento chiede una strategia di riduzione dei rischi. Il meccanismo è semplice: la Cina controlla una quota dominante della trasformazione di questi materiali, e una dipendenza eccessiva dà a Pechino una leva di coercizione. In caso di tensione, può limitare le esportazioni e paralizzare intere catene. Il Parlamento chiede di indagare sul comportamento coercitivo cinese e di considerare lo strumento anticoercizione, ma senza fissare un obiettivo vincolante di diversificazione. Un approccio più liberale sarebbe consistito nell'aprire i mercati e nel garantire gli approvvigionamenti tramite partenariati commerciali, anziché accumulare meccanismi di controllo.

Il controllo degli investimenti cinesi nei media, nelle materie prime critiche e nelle infrastrutture critiche è una legittima richiesta di sicurezza economica. Ma ogni filtro supplementare ha un costo: rallenta i progetti, scoraggia i capitali e può ritorcersi contro imprese europee che cercano partner. Il Parlamento non dice chi pagherà questo controllo, né come evitare che la Francia, la Germania o i Paesi Bassi applichino regole diverse, il che frammenterebbe ulteriormente il mercato unico.

Una raccomandazione senza scadenza né sanzione non è una politica estera, è un pio desiderio.

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