Il Parlamento ha adottato una posizione che mantiene e riscrive due regolamenti sulla sorveglianza di bilancio nella zona euro, mentre la Commissione voleva abrogarli. Uno Stato membro che non corregge il suo disavanzo eccessivo rischia una multa fino allo 0,02 % del suo PIL dell'anno precedente, da pagare ogni sei mesi finché non agisce. I piani di bilancio nazionali dovranno essere inviati ogni anno entro il 15 ottobre e resi pubblici. Il testo è la posizione finale negoziata con i governi dell'UE; questi devono ancora approvarlo formalmente prima che diventi legge.
Nel 2024, l'UE ha riformato le sue regole di bilancio per semplificare la sorveglianza e dare più spazio ai piani nazionali. La Commissione proponeva poi di abrogare due regolamenti della zona euro diventati secondo lei ridondanti: quello sulle sanzioni in caso di disavanzo eccessivo e quello sul coordinamento dei bilanci nazionali. Il Parlamento ha scelto un'altra strada: conserva questi due regolamenti ma li riscrive per allinearli alle nuove regole del 2024. In particolare elimina i depositi fruttiferi di interessi previsti in caso di inadempimento, mantenendo un sistema di multe per gli Stati che non correggono il loro disavanzo eccessivo.
Multa fino allo 0,02 % del PILQuando il Consiglio constata che uno Stato della zona euro non ha adottato azioni efficaci per correggere il suo disavanzo eccessivo, la Commissione raccomanda entro 20 giorni una multa fino allo 0,02 % dell'ultima stima del PIL dell'anno precedente. Questa multa è pagata ogni sei mesi finché il Consiglio non ritiene che lo Stato abbia agito.
Decisione considerata adottata in 10 giorniLa decisione di imporre la multa è considerata adottata dal Consiglio salvo che questo la respinga a maggioranza qualificata entro 10 giorni dalla raccomandazione della Commissione. Votano solo gli Stati della zona euro, e lo Stato interessato non partecipa al voto.
Piani di bilancio entro il 15 ottobreOgni anno, gli Stati della zona euro devono inviare alla Commissione e all'Eurogruppo, entro il 15 ottobre, un progetto di piano di bilancio per l'anno successivo. Questo documento è reso pubblico al momento della trasmissione e deve dettagliare la crescita della spesa netta, le misure sulle entrate e sulle spese, le proiezioni macroeconomiche e le spese per funzione, in particolare per l'istruzione, la sanità e la difesa.
Relazioni ogni sei mesi o ogni trimestreUno Stato sottoposto a procedura per disavanzo eccessivo deve presentare relazioni di monitoraggio ogni sei mesi, poi ogni trimestre dopo una diffida del Consiglio, fino all'abrogazione della decisione che constata il disavanzo eccessivo.
Relazione di applicazione nel 2030La Commissione pubblicherà una relazione sull'applicazione di queste regole entro il 31 dicembre 2030, poi ogni cinque anni, e la trasmetterà al Parlamento e al Consiglio. Il testo entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.
Il Parlamento ha adottato il testo con 450 voti favorevoli, 135 contrari e 75 astensioni, durante una votazione elettronica per appello nominale.
Per gli abitanti della zona euro, le regole di sorveglianza di bilancio restano in vigore ma sono semplificate: i depositi fruttiferi di interessi in caso di inadempimento sono eliminati, mentre una multa fino allo 0,02 % del PIL può colpire uno Stato che non corregge il suo disavanzo eccessivo, ed è dovuta ogni sei mesi finché non viene fatto nulla. I progetti di bilancio nazionali diventano più leggibili: devono essere pubblicati al momento dell'invio a Bruxelles, entro il 15 ottobre, e precisare le spese per settore come l'istruzione, la sanità e la difesa. Gli Stati sottoposti a procedura per disavanzo eccessivo dovranno rendere conto più spesso, ogni sei mesi o ogni trimestre dopo una diffida.
La Commissione voleva sopprimere il regime di sanzioni della zona euro. Il Parlamento ha fatto il contrario: conserva una multa che può raggiungere lo 0,02 % del PIL dell'anno precedente, dovuta ogni sei mesi finché lo Stato inadempiente non agisce. La posizione di prima lettura, approvata con il Consiglio, trasforma un meccanismo di disciplina in un appuntamento semestrale con la fattura.
Il testo sopprime il capitolo III e l'articolo 5 del regolamento 1173/2011, ma sostituisce l'articolo 6 con una multa limitata allo 0,02 % del PIL. Non è una soppressione, è una riscrittura. La Commissione proponeva di abolire tutto; il Parlamento ha preferito mantenere un prezzo da pagare per l'inerzia. Il meccanismo è semplice: quando il Consiglio constata che uno Stato della zona euro non ha corretto il proprio deficit eccessivo, la Commissione raccomanda una multa entro venti giorni. La decisione si considera adottata se il Consiglio non la respinge a maggioranza qualificata entro dieci giorni. Lo Stato interessato non vota.
Per un governo, l'incentivo cambia: l'inerzia ha ormai un costo di bilancio ricorrente, ogni sei mesi. Ma l'importo resta modesto. Per uno Stato il cui PIL è di 300 miliardi di euro, lo 0,02 % rappresenta 60 milioni di euro per semestre, cioè 120 milioni all'anno. È meno di un programma settoriale, ma abbastanza per figurare in un dibattito di bilancio nazionale. La vera leva non è lì: è nella pubblicità dei piani di bilancio e nella ripetizione delle relazioni.
La procedura di rigetto è una scommessa sulla disciplina collettiva. Una maggioranza qualificata in Consiglio può sempre bloccare una multa, soprattutto se lo Stato inadempiente ha degli alleati. Il testo non sopprime questa via di fuga, la rende visibile. Affidando la decisione a una maggioranza qualificata inversa, il Parlamento obbliga i governi ad assumersi pubblicamente la propria clemenza. È un progresso rispetto a un meccanismo sepolto, ma non è ancora una regola automatica.
Il secondo regolamento, 473/2013, diventa il vero strumento di sorveglianza. Ogni anno, entro il 15 ottobre, gli Stati della zona euro inviano alla Commissione e all'Eurogruppo un progetto di piano di bilancio. Il documento è pubblico fin dalla trasmissione. Deve dettagliare la crescita della spesa netta, le misure sulle entrate e sulle spese, le proiezioni macroeconomiche e le spese per funzione, comprese istruzione, sanità e difesa. Per un ministero delle finanze, questo significa un esercizio di trasparenza supplementare, ma anche uno strumento di pressione politica: un piano mal congegnato diventa immediatamente un tema di dibattito europeo.
Gli Stati sottoposti a procedura di deficit eccessivo rendono conto ogni sei mesi, poi ogni trimestre dopo una messa in mora. La Commissione può chiedere informazioni complementari. Non è una sanzione, è un obbligo di relazione. Il costo è amministrativo, ma è reale: le amministrazioni nazionali mobilitano squadre per produrre questi documenti, spesso in parallelo alle procedure di bilancio nazionali. La semplificazione annunciata dalla Commissione nel febbraio 2025 si traduce qui in un consolidamento degli obblighi, non nella loro soppressione.
La relazione quinquennale della Commissione, primo esercizio al 31 dicembre 2030, è l'unico appuntamento in cui il meccanismo sarà valutato. Fino ad allora, gli Stati vivranno con un sistema che combina una multa simbolica e una pubblicità vincolante. L'alternativa liberale sarebbe stata di sopprimere puramente e semplicemente le sanzioni e di fare della pubblicazione dei piani di bilancio l'unico meccanismo di disciplina, lasciando ai mercati e agli elettori il compito di giudicare. Il Parlamento ha scelto una via intermedia: mantenere lo strumento, ma ridurne la portata.
Una multa dello 0,02 % del PIL non è una sanzione, è un abbonamento all'inerzia.
La Commissione voleva sopprimere il regime di sanzioni della zona euro. Il Parlamento ha fatto il contrario: conserva una multa che può raggiungere lo 0,02 % del PIL dell'anno precedente, dovuta ogni sei mesi finché lo Stato inadempiente non agisce. La posizione di prima lettura, approvata con il Consiglio, trasforma un meccanismo di disciplina in un appuntamento semestrale con la fattura.
Il testo sopprime il capitolo III e l'articolo 5 del regolamento 1173/2011, ma sostituisce l'articolo 6 con una multa limitata allo 0,02 % del PIL. Non è una soppressione, è una riscrittura. La Commissione proponeva di abolire tutto; il Parlamento ha preferito mantenere un prezzo da pagare per l'inerzia. Il meccanismo è semplice: quando il Consiglio constata che uno Stato della zona euro non ha corretto il proprio deficit eccessivo, la Commissione raccomanda una multa entro venti giorni. La decisione si considera adottata se il Consiglio non la respinge a maggioranza qualificata entro dieci giorni. Lo Stato interessato non vota.
Per un governo, l'incentivo cambia: l'inerzia ha ormai un costo di bilancio ricorrente, ogni sei mesi. Ma l'importo resta modesto. Per uno Stato il cui PIL è di 300 miliardi di euro, lo 0,02 % rappresenta 60 milioni di euro per semestre, cioè 120 milioni all'anno. È meno di un programma settoriale, ma abbastanza per figurare in un dibattito di bilancio nazionale. La vera leva non è lì: è nella pubblicità dei piani di bilancio e nella ripetizione delle relazioni.
La procedura di rigetto è una scommessa sulla disciplina collettiva. Una maggioranza qualificata in Consiglio può sempre bloccare una multa, soprattutto se lo Stato inadempiente ha degli alleati. Il testo non sopprime questa via di fuga, la rende visibile. Affidando la decisione a una maggioranza qualificata inversa, il Parlamento obbliga i governi ad assumersi pubblicamente la propria clemenza. È un progresso rispetto a un meccanismo sepolto, ma non è ancora una regola automatica.
Il secondo regolamento, 473/2013, diventa il vero strumento di sorveglianza. Ogni anno, entro il 15 ottobre, gli Stati della zona euro inviano alla Commissione e all'Eurogruppo un progetto di piano di bilancio. Il documento è pubblico fin dalla trasmissione. Deve dettagliare la crescita della spesa netta, le misure sulle entrate e sulle spese, le proiezioni macroeconomiche e le spese per funzione, comprese istruzione, sanità e difesa. Per un ministero delle finanze, questo significa un esercizio di trasparenza supplementare, ma anche uno strumento di pressione politica: un piano mal congegnato diventa immediatamente un tema di dibattito europeo.
Gli Stati sottoposti a procedura di deficit eccessivo rendono conto ogni sei mesi, poi ogni trimestre dopo una messa in mora. La Commissione può chiedere informazioni complementari. Non è una sanzione, è un obbligo di relazione. Il costo è amministrativo, ma è reale: le amministrazioni nazionali mobilitano squadre per produrre questi documenti, spesso in parallelo alle procedure di bilancio nazionali. La semplificazione annunciata dalla Commissione nel febbraio 2025 si traduce qui in un consolidamento degli obblighi, non nella loro soppressione.
La relazione quinquennale della Commissione, primo esercizio al 31 dicembre 2030, è l'unico appuntamento in cui il meccanismo sarà valutato. Fino ad allora, gli Stati vivranno con un sistema che combina una multa simbolica e una pubblicità vincolante. L'alternativa liberale sarebbe stata di sopprimere puramente e semplicemente le sanzioni e di fare della pubblicazione dei piani di bilancio l'unico meccanismo di disciplina, lasciando ai mercati e agli elettori il compito di giudicare. Il Parlamento ha scelto una via intermedia: mantenere lo strumento, ma ridurne la portata.
Una multa dello 0,02 % del PIL non è una sanzione, è un abbonamento all'inerzia.