Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che accoglie favorevolmente il futuro progetto pilota della Commissione sulle alleanze scolastiche europee, annunciato nel programma di lavoro Erasmus+ 2026. Chiede che l'educazione civica, le competenze democratiche, l'educazione ai media, lo spirito critico e la conoscenza dell'Unione europea e dei suoi valori facciano parte integrante del progetto. Sollecita inoltre misure mirate per le scuole svantaggiate o a bassa capacità e per gli studenti meno favoriti, nonché una riduzione degli oneri amministrativi. Il testo non è una legge: formula raccomandazioni alla Commissione.
La Commissione ha annunciato nel suo programma di lavoro per il 2026 e nel programma di lavoro annuale Erasmus+ un progetto pilota sulle alleanze scolastiche europee. Questo progetto mira a rafforzare la cooperazione strutturata tra le scuole di tutta l'Unione, al di là della semplice cooperazione per progetti, e a testare metodi di insegnamento innovativi e una mobilità scolastica accessibile e sostenibile. Il Parlamento ha adottato una propria risoluzione per orientare la concezione e l'attuazione di questo progetto pilota, insistendo sulla dimensione civica, sull'inclusione e sulla semplificazione.
Educazione civica al centro del progettoL'educazione civica, le competenze democratiche, l'educazione ai media, lo spirito critico e la conoscenza dell'Unione europea e dei suoi valori devono essere componenti integranti del progetto pilota, in particolare attraverso approcci di apprendimento partecipativi e sperimentali.
Inclusione delle scuole svantaggiateMisure mirate devono consentire alle scuole situate in contesti svantaggiati o a bassa capacità, nonché agli studenti meno favoriti, di partecipare. Sono interessati anche i percorsi professionali e le scuole specializzate (sport, arte), con un rafforzamento delle capacità e un sostegno adeguato.
Meno oneri amministrativiLa Commissione è invitata a ridurre al minimo gli oneri e la complessità amministrativi per le scuole partecipanti, grazie a obblighi di rendicontazione proporzionati, procedure semplificate e orientamenti chiari e pratici.
Monitoraggio e valutazione fin dall'inizioCriteri chiari di monitoraggio e valutazione devono essere fissati fin dal lancio del progetto, coprendo la partecipazione, l'inclusione, i risultati di apprendimento, il ricorso alla mobilità, l'efficacia amministrativa e l'incidenza sulle competenze di base, comprese le competenze civiche.
Informazione regolare del ParlamentoIl Parlamento deve essere regolarmente informato durante le fasi preparatoria e di attuazione, con scambi tempestivi su obiettivi, governance, criteri di selezione e risultati intermedi.
La risoluzione è stata adottata con 443 voti favorevoli, 98 contrari e 47 astensioni, durante una votazione elettronica per appello nominale.
Per gli studenti e gli insegnanti, questo progetto pilota potrebbe facilitare gli scambi tra scuole di diversi paesi e rafforzare l'apprendimento della cittadinanza, dei media e dello spirito critico. Le scuole con meno risorse o situate in zone isolate dovrebbero beneficiare di misure di sostegno specifiche per parteciparvi. Gli istituti partecipanti dovrebbero anche vedere semplificate le loro procedure amministrative. Il Parlamento chiede di essere tenuto informato sui progressi, ma questo testo non impone alcun obbligo agli Stati membri né alle scuole: si tratta di raccomandazioni rivolte alla Commissione.
Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che accoglie favorevolmente il futuro progetto pilota della Commissione sulle alleanze scolastiche europee, annunciato nel programma di lavoro Erasmus+ 2026. Con 443 voti a favore, 98 contrari e 47 astensioni, chiede che l'educazione civica, le competenze democratiche, l'educazione ai media, lo spirito critico e la conoscenza dell'Unione e dei suoi valori facciano parte integrante del progetto. Chiede inoltre misure mirate per le scuole svantaggiate o con capacità ridotta e una riduzione degli oneri amministrativi. Non è una legge: è un elenco di raccomandazioni indirizzate alla Commissione, senza nuovi obblighi per gli Stati membri né per le scuole.
Il testo non istituisce il progetto pilota e non crea alcun diritto né alcun obbligo. Formula raccomandazioni destinate alla Commissione, che resta l'unica responsabile della concezione e dell'attuazione. Il Parlamento chiede di essere informato regolarmente, ma questa richiesta è un impegno politico, non un vincolo giuridico. Gli Stati membri conservano la piena competenza in materia di istruzione, e la risoluzione lo ricorda esplicitamente.
La vera posta in gioco è altrove: il progetto pilota, annunciato nel programma di lavoro Erasmus+ 2026, mira a superare la cooperazione per progetti per andare verso una collaborazione più strutturata e sistemica tra scuole. Il Parlamento vuole integrarvi una forte dimensione di cittadinanza. È legittimo, ma occorre misurare il rischio: ogni obiettivo aggiunto (civismo, inclusione, mobilità, sinergie, valutazione) appesantisce il carico che graverà sulle scuole e sulle autorità nazionali. La risoluzione chiede appunto di minimizzare gli oneri amministrativi. Bisognerà verificare che i due aspetti non si contraddicano.
Il Parlamento insiste perché le scuole svantaggiate o con capacità ridotta, così come gli studenti meno favoriti, possano partecipare. Nessuno contesterà questo obiettivo. Ma l'inclusione ha un costo: mobilitare scuole rurali, isolate o con capacità ridotta richiede mezzi di coordinamento, trasporto e accompagnamento. Se la Commissione moltiplica i criteri di ammissibilità e gli obblighi di rendicontazione per dimostrare l'inclusione, scoraggerà proprio le scuole che vuole raggiungere. Il testo lo riconosce a mezza bocca chiedendo procedure semplificate e orientamenti chiari. È il riflesso giusto.
La risoluzione cita la raccomandazione del Consiglio «L'Europa in movimento», che fissa un obiettivo del 20 % di studenti meno favoriti nella mobilità entro il 2027. Questo dato è un contesto, non un obbligo creato da questo testo. Non bisogna trasformarlo in un nuovo vincolo per le scuole. L'approccio giusto sarebbe lasciare agli istituti e alle autorità locali la definizione delle proprie priorità di inclusione, con un finanziamento flessibile e senza moduli aggiuntivi. Il Parlamento non arriva a tanto, ma apre la porta a sinergie con il Fondo sociale europeo plus e la garanzia per i giovani. A condizione che questi fondi non diventino un nuovo strato di burocrazia.
Ogni obiettivo aggiunto al progetto pilota è un onere in più per le scuole; il Parlamento lo sa, ma non ha ancora scelto tra la lista lunga e l'attuazione reale.
Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che accoglie favorevolmente il futuro progetto pilota della Commissione sulle alleanze scolastiche europee, annunciato nel programma di lavoro Erasmus+ 2026. Con 443 voti a favore, 98 contrari e 47 astensioni, chiede che l'educazione civica, le competenze democratiche, l'educazione ai media, lo spirito critico e la conoscenza dell'Unione e dei suoi valori facciano parte integrante del progetto. Chiede inoltre misure mirate per le scuole svantaggiate o con capacità ridotta e una riduzione degli oneri amministrativi. Non è una legge: è un elenco di raccomandazioni indirizzate alla Commissione, senza nuovi obblighi per gli Stati membri né per le scuole.
Il testo non istituisce il progetto pilota e non crea alcun diritto né alcun obbligo. Formula raccomandazioni destinate alla Commissione, che resta l'unica responsabile della concezione e dell'attuazione. Il Parlamento chiede di essere informato regolarmente, ma questa richiesta è un impegno politico, non un vincolo giuridico. Gli Stati membri conservano la piena competenza in materia di istruzione, e la risoluzione lo ricorda esplicitamente.
La vera posta in gioco è altrove: il progetto pilota, annunciato nel programma di lavoro Erasmus+ 2026, mira a superare la cooperazione per progetti per andare verso una collaborazione più strutturata e sistemica tra scuole. Il Parlamento vuole integrarvi una forte dimensione di cittadinanza. È legittimo, ma occorre misurare il rischio: ogni obiettivo aggiunto (civismo, inclusione, mobilità, sinergie, valutazione) appesantisce il carico che graverà sulle scuole e sulle autorità nazionali. La risoluzione chiede appunto di minimizzare gli oneri amministrativi. Bisognerà verificare che i due aspetti non si contraddicano.
Il Parlamento insiste perché le scuole svantaggiate o con capacità ridotta, così come gli studenti meno favoriti, possano partecipare. Nessuno contesterà questo obiettivo. Ma l'inclusione ha un costo: mobilitare scuole rurali, isolate o con capacità ridotta richiede mezzi di coordinamento, trasporto e accompagnamento. Se la Commissione moltiplica i criteri di ammissibilità e gli obblighi di rendicontazione per dimostrare l'inclusione, scoraggerà proprio le scuole che vuole raggiungere. Il testo lo riconosce a mezza bocca chiedendo procedure semplificate e orientamenti chiari. È il riflesso giusto.
La risoluzione cita la raccomandazione del Consiglio «L'Europa in movimento», che fissa un obiettivo del 20 % di studenti meno favoriti nella mobilità entro il 2027. Questo dato è un contesto, non un obbligo creato da questo testo. Non bisogna trasformarlo in un nuovo vincolo per le scuole. L'approccio giusto sarebbe lasciare agli istituti e alle autorità locali la definizione delle proprie priorità di inclusione, con un finanziamento flessibile e senza moduli aggiuntivi. Il Parlamento non arriva a tanto, ma apre la porta a sinergie con il Fondo sociale europeo plus e la garanzia per i giovani. A condizione che questi fondi non diventino un nuovo strato di burocrazia.
Ogni obiettivo aggiunto al progetto pilota è un onere in più per le scuole; il Parlamento lo sa, ma non ha ancora scelto tra la lista lunga e l'attuazione reale.