Il Parlamento ha approvato l'erogazione di 2 725 100 euro dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) alla Spagna per aiutare 400 lavoratori licenziati del settore dei componenti automobilistici in Galizia. Questa somma rappresenta l'85 % del costo totale di 3 206 000 euro. La Spagna aveva presentato la sua domanda il 7 aprile 2026. Il testo è una posizione del Parlamento che chiude il suo esame; deve ancora essere formalmente adottato dai governi dell'UE prima di diventare legge.
In Galizia, 671 lavoratori sono stati licenziati in aziende che producono componenti automobilistici, una regione in cui il tasso di disoccupazione raggiunge l'11,2 %, quasi il doppio della media dell'Unione (5,8 %). La Spagna ha chiesto un aiuto dal FEG per finanziare servizi personalizzati (orientamento, formazione, assistenza nella ricerca di lavoro) destinati a 400 di questi lavoratori residenti in Galizia. La Commissione ha valutato la domanda e proposto un contributo di 2 725 100 euro. Il Parlamento ha esaminato questa proposta e l'ha approvata.
Contributo di 2 725 100 euroLa Spagna riceverà 2 725 100 euro dal FEG, pari all'85 % del costo totale di 3 206 000 euro. Il resto è a carico della Spagna.
Ripartizione del bilancioSu questo totale, 3 046 000 euro finanzieranno servizi personalizzati (informazione, orientamento, formazione, assistenza nella ricerca di lavoro, accompagnamento) e 160 000 euro copriranno la preparazione, la gestione, l'informazione, la pubblicità, il controllo e la redazione di relazioni.
400 beneficiari miratiI 400 lavoratori licenziati residenti in Galizia sono i beneficiari previsti da queste misure. In totale, 671 licenziamenti sono stati registrati nel settore delle attrezzature automobilistiche della Galizia.
Periodo di ammissibilità delle speseLa Spagna ha iniziato a fornire servizi personalizzati il 1° settembre 2026 e a impegnare spese amministrative il 1° luglio 2026. Le spese sono ammissibili per 24 mesi per i servizi e 31 mesi per l'amministrazione a partire dall'entrata in vigore della decisione di finanziamento.
Firma e pubblicazioneLa Presidente del Parlamento firmerà la decisione con il Presidente del Consiglio e ne curerà la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Il Parlamento ha adottato il testo con 608 voti favorevoli, 55 contrari e 7 astensioni (votazione elettronica per appello nominale).
Per i 400 lavoratori licenziati della Galizia interessati, questo aiuto finanzierà formazioni, un accompagnamento e un'assistenza nella ricerca di lavoro per ritrovare un impiego stabile. La Spagna riceverà 2 725 100 euro, di cui 3 046 000 euro andranno direttamente ai servizi personalizzati. Questa decisione illustra il funzionamento del FEG: un sostegno europeo mirato per le regioni colpite da ristrutturazioni industriali. Il testo deve ancora essere formalmente approvato dai governi dell'UE prima che il denaro venga erogato.
Il Parlamento approva 2 725 100 euro per 400 lavoratori licenziati dall'automotive in Galizia. Il denaro è giustificato, ma non dice nulla sulla causa: un'industria europea che perde competitività sotto il peso delle norme e dell'energia.
Il FEM è un dispositivo di aggiustamento: interviene quando licenziamenti massicci colpiscono una regione, per finanziare formazioni e un accompagnamento verso l'impiego. Non è uno strumento di politica industriale. In Galizia, 671 lavoratori hanno perso il posto nel settore dei componenti automobilistici, e 400 di loro sono destinatari dell'aiuto. Il tasso di disoccupazione locale raggiunge l'11,2%, quasi il doppio della media dell'Unione. Il denaro versato è dunque giustificato dall'urgenza sociale.
Ma l'urgenza non dice la causa. Il testo rileva che il settore spagnolo degli equipaggiamenti automobilistici si è deteriorato dal 2024, con un calo dei ricavi e dell'occupazione. Indica la ristrutturazione dei mercati clienti e la debole domanda europea. Omette un fattore decisivo: il costo dell'energia e l'accumulo normativo che pesano sull'industria automobilistica europea. Il FEM si limita a medicare le ferite di una competitività erosa da scelte politiche.
La Spagna finanzia il 15% del costo totale, ossia 481 000 euro. Il resto viene dal bilancio dell'Unione. Questa ripartizione è sana: obbliga lo Stato membro ad assumersi una parte dell'onere e a rendere conto dell'uso dei fondi. Ma il meccanismo resta una redistribuzione tra Stati membri, senza condizione di risultato. I 400 beneficiari riceveranno formazioni e un accompagnamento. Nulla garantisce che ritroveranno un impiego stabile, e il testo lo ammette a mezza bocca invocando «posti di lavoro di qualità».
Il Parlamento, nei suoi considerando, chiede maggiore visibilità per il FEM e una migliore valutazione. Questi appelli sono legittimi, ma non correggono l'incentivo sottostante: il fondo è usato come ammortizzatore sociale, non come leva di riforma. Un approccio fondato sulla sussidiarietà avrebbe subordinato l'aiuto a riforme nazionali di flessibilità del mercato del lavoro e a una riduzione degli oneri che gravano sulle imprese. L'alternativa liberale non è rifiutare l'aiuto, ma accompagnarlo con un impegno: meno regolamentazione, più occupazione.
Il FEM allevia i lavoratori, ma non restituisce all'Europa la sua industria.
Il Parlamento approva 2 725 100 euro per 400 lavoratori licenziati dall'automotive in Galizia. Il denaro è giustificato, ma non dice nulla sulla causa: un'industria europea che perde competitività sotto il peso delle norme e dell'energia.
Il FEM è un dispositivo di aggiustamento: interviene quando licenziamenti massicci colpiscono una regione, per finanziare formazioni e un accompagnamento verso l'impiego. Non è uno strumento di politica industriale. In Galizia, 671 lavoratori hanno perso il posto nel settore dei componenti automobilistici, e 400 di loro sono destinatari dell'aiuto. Il tasso di disoccupazione locale raggiunge l'11,2%, quasi il doppio della media dell'Unione. Il denaro versato è dunque giustificato dall'urgenza sociale.
Ma l'urgenza non dice la causa. Il testo rileva che il settore spagnolo degli equipaggiamenti automobilistici si è deteriorato dal 2024, con un calo dei ricavi e dell'occupazione. Indica la ristrutturazione dei mercati clienti e la debole domanda europea. Omette un fattore decisivo: il costo dell'energia e l'accumulo normativo che pesano sull'industria automobilistica europea. Il FEM si limita a medicare le ferite di una competitività erosa da scelte politiche.
La Spagna finanzia il 15% del costo totale, ossia 481 000 euro. Il resto viene dal bilancio dell'Unione. Questa ripartizione è sana: obbliga lo Stato membro ad assumersi una parte dell'onere e a rendere conto dell'uso dei fondi. Ma il meccanismo resta una redistribuzione tra Stati membri, senza condizione di risultato. I 400 beneficiari riceveranno formazioni e un accompagnamento. Nulla garantisce che ritroveranno un impiego stabile, e il testo lo ammette a mezza bocca invocando «posti di lavoro di qualità».
Il Parlamento, nei suoi considerando, chiede maggiore visibilità per il FEM e una migliore valutazione. Questi appelli sono legittimi, ma non correggono l'incentivo sottostante: il fondo è usato come ammortizzatore sociale, non come leva di riforma. Un approccio fondato sulla sussidiarietà avrebbe subordinato l'aiuto a riforme nazionali di flessibilità del mercato del lavoro e a una riduzione degli oneri che gravano sulle imprese. L'alternativa liberale non è rifiutare l'aiuto, ma accompagnarlo con un impegno: meno regolamentazione, più occupazione.
Il FEM allevia i lavoratori, ma non restituisce all'Europa la sua industria.