Il Parlamento europeo ha respinto la proposta della Commissione di eliminare l'annullamento automatico delle quote in eccesso detenute nella riserva di stabilità del mercato del sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (il mercato del carbonio europeo). Ha mantenuto questo meccanismo ma ne ha modificato i parametri: dal 1° febbraio 2027, le quote detenute nella riserva oltre 650 milioni saranno annullate, rispetto a una soglia di 400 milioni oggi. Il testo adottato è la posizione del Parlamento in prima lettura; deve ora essere negoziato con i governi degli Stati membri.
La riserva di stabilità del mercato è stata creata per assorbire l'eccedenza storica di quote sul mercato europeo del carbonio e limitare gli squilibri tra domanda e offerta. La Commissione proponeva di porre fine all'annullamento automatico delle quote detenute in questa riserva oltre una certa soglia. Il Parlamento ha respinto questo approccio e ha scelto di mantenere il meccanismo di annullamento, alzando al contempo la soglia a partire dal 2027.
Annullamento mantenuto, soglia alzataIl meccanismo di annullamento delle quote in eccesso è mantenuto. Dal 1° febbraio 2027, le quote detenute nella riserva oltre 650 milioni saranno annullate, rispetto a una soglia di 400 milioni attualmente.
Soglia di 400 milioni fino al 2027Dal 2023 e fino al 31 gennaio 2027, le quote detenute nella riserva oltre 400 milioni non sono più valide. Questa soglia resta in vigore fino alla data cardine.
Soppressione di una disposizione esistenteIl Parlamento ha soppresso il paragrafo 2 dell'articolo 5 della decisione del 2015 che disciplinava la riserva di stabilità del mercato.
Possibile revisione della sogliaLa nuova soglia di 650 milioni si applicherà salvo decisione contraria presa in occasione del primo riesame previsto dalla decisione del 2015.
Il Parlamento ha adottato questa posizione con 367 voti favorevoli, 240 contrari e 59 astensioni durante una votazione elettronica per appello nominale.
Per le imprese soggette al mercato europeo del carbonio, il mantenimento dell'annullamento automatico significa che l'eccedenza di quote continuerà a essere ritirata dal mercato, sostenendo il prezzo del carbonio. L'innalzamento della soglia da 400 a 650 milioni a partire da febbraio 2027 riduce tuttavia la pressione al rialzo su questo prezzo rispetto alla situazione attuale. Per i cittadini, ciò può ripercuotersi sul costo dell'energia e dei prodotti fabbricati in Europa, ma anche rafforzare l'incentivo a ridurre le emissioni. Il testo non è ancora definitivo: deve essere negoziato con gli Stati membri prima di diventare legge.
Il Parlamento europeo ha respinto la proposta della Commissione di sopprimere l'annullamento automatico delle quote in eccesso detenute nella riserva di stabilità del mercato del carbonio. Ha mantenuto questo meccanismo, ma ne ha modificato i parametri: a partire dal 1° febbraio 2027, le quote detenute nella riserva oltre i 650 milioni saranno annullate, contro una soglia di 400 milioni oggi. Non è una vittoria per i sostenitori di un prezzo elevato del carbonio, né per coloro che volevano porre fine all'interventismo: è un compromesso che mantiene l'intervento, ma ne riduce la portata.
La Commissione proponeva di cessare puramente e semplicemente l'invalidazione delle quote in eccesso. Il Parlamento ha respinto questo approccio e ha mantenuto il meccanismo, alzando al contempo la soglia di attivazione. Concretamente, le quote che si accumulano nella riserva oltre i 650 milioni saranno annullate a partire da febbraio 2027, invece di 400 milioni oggi. Questo innalzamento lascia più quote nella riserva, il che riduce la pressione al rialzo sul prezzo del carbonio rispetto alla situazione attuale.
Per le imprese soggette al mercato del carbonio, questo mantenimento dell'annullamento significa che l'eccesso continuerà a essere ritirato dal mercato, ma in proporzioni minori. Il segnale di prezzo resta quindi presente, ma meno forte rispetto alla soglia di 400 milioni. Le industrie più esposte alla concorrenza internazionale, che devono già fare i conti con costi energetici elevati, vedranno il loro onere leggermente alleggerito rispetto al regime attuale, senza per questo essere esentate dal ridurre le proprie emissioni.
Il Parlamento ha inoltre soppresso il paragrafo 2 dell'articolo 5 della decisione del 2015, che disciplinava la riserva. Questa soppressione semplifica il quadro giuridico, ma non cambia la sostanza: l'annullamento resta la regola per le quote oltre la soglia. Il testo precisa che la nuova soglia si applicherà salvo decisione contraria in occasione del primo riesame previsto dalla decisione del 2015, il che apre la possibilità di una nuova modifica in futuro.
L'innalzamento della soglia da 400 a 650 milioni riduce il numero di quote annullate ogni anno. Meccanicamente, l'offerta di quote sul mercato è più abbondante rispetto a se la soglia fosse rimasta a 400 milioni, il che pesa al ribasso sul prezzo del carbonio. Per i cittadini, ciò può tradursi in costi energetici un po' meno elevati, ma anche in un incentivo più debole a decarbonizzare le produzioni europee. Il guadagno immediato per le imprese è reale, ma è diffuso e si paga in credibilità climatica.
I sostenitori di un'azione climatica ambiziosa, in particolare all'interno dei gruppi S&D, Verdi/ALE e La Sinistra, hanno votato contro questo testo. Ritengono che l'innalzamento della soglia indebolisca il segnale di prezzo. I gruppi di destra e di centro, PPE, Renew, ECR e PfE, hanno sostenuto in maggioranza il compromesso, vedendovi un equilibrio tra competitività e impegno climatico. Questa frattura riflette una divergenza più profonda sul ruolo del mercato del carbonio: strumento di regolazione o semplice fonte di entrate per gli Stati.
Un approccio più liberale sarebbe consistito nel sopprimere puramente e semplicemente l'annullamento automatico, come proponeva la Commissione, e nel lasciare che il mercato determinasse il prezzo del carbonio senza intervento amministrativo. Il Parlamento ha scelto una via intermedia: mantiene l'intervento, ma ne limita la portata. Così facendo, perpetua un'incertezza normativa che pesa sulle decisioni di investimento delle imprese, senza peraltro garantire un prezzo del carbonio sufficientemente elevato per raggiungere gli obiettivi climatici.
Il Parlamento mantiene l'annullamento, ma alza la soglia: un compromesso che soddisfa gli industriali senza convincere gli ecologisti.
Il Parlamento europeo ha respinto la proposta della Commissione di sopprimere l'annullamento automatico delle quote in eccesso detenute nella riserva di stabilità del mercato del carbonio. Ha mantenuto questo meccanismo, ma ne ha modificato i parametri: a partire dal 1° febbraio 2027, le quote detenute nella riserva oltre i 650 milioni saranno annullate, contro una soglia di 400 milioni oggi. Non è una vittoria per i sostenitori di un prezzo elevato del carbonio, né per coloro che volevano porre fine all'interventismo: è un compromesso che mantiene l'intervento, ma ne riduce la portata.
La Commissione proponeva di cessare puramente e semplicemente l'invalidazione delle quote in eccesso. Il Parlamento ha respinto questo approccio e ha mantenuto il meccanismo, alzando al contempo la soglia di attivazione. Concretamente, le quote che si accumulano nella riserva oltre i 650 milioni saranno annullate a partire da febbraio 2027, invece di 400 milioni oggi. Questo innalzamento lascia più quote nella riserva, il che riduce la pressione al rialzo sul prezzo del carbonio rispetto alla situazione attuale.
Per le imprese soggette al mercato del carbonio, questo mantenimento dell'annullamento significa che l'eccesso continuerà a essere ritirato dal mercato, ma in proporzioni minori. Il segnale di prezzo resta quindi presente, ma meno forte rispetto alla soglia di 400 milioni. Le industrie più esposte alla concorrenza internazionale, che devono già fare i conti con costi energetici elevati, vedranno il loro onere leggermente alleggerito rispetto al regime attuale, senza per questo essere esentate dal ridurre le proprie emissioni.
Il Parlamento ha inoltre soppresso il paragrafo 2 dell'articolo 5 della decisione del 2015, che disciplinava la riserva. Questa soppressione semplifica il quadro giuridico, ma non cambia la sostanza: l'annullamento resta la regola per le quote oltre la soglia. Il testo precisa che la nuova soglia si applicherà salvo decisione contraria in occasione del primo riesame previsto dalla decisione del 2015, il che apre la possibilità di una nuova modifica in futuro.
L'innalzamento della soglia da 400 a 650 milioni riduce il numero di quote annullate ogni anno. Meccanicamente, l'offerta di quote sul mercato è più abbondante rispetto a se la soglia fosse rimasta a 400 milioni, il che pesa al ribasso sul prezzo del carbonio. Per i cittadini, ciò può tradursi in costi energetici un po' meno elevati, ma anche in un incentivo più debole a decarbonizzare le produzioni europee. Il guadagno immediato per le imprese è reale, ma è diffuso e si paga in credibilità climatica.
I sostenitori di un'azione climatica ambiziosa, in particolare all'interno dei gruppi S&D, Verdi/ALE e La Sinistra, hanno votato contro questo testo. Ritengono che l'innalzamento della soglia indebolisca il segnale di prezzo. I gruppi di destra e di centro, PPE, Renew, ECR e PfE, hanno sostenuto in maggioranza il compromesso, vedendovi un equilibrio tra competitività e impegno climatico. Questa frattura riflette una divergenza più profonda sul ruolo del mercato del carbonio: strumento di regolazione o semplice fonte di entrate per gli Stati.
Un approccio più liberale sarebbe consistito nel sopprimere puramente e semplicemente l'annullamento automatico, come proponeva la Commissione, e nel lasciare che il mercato determinasse il prezzo del carbonio senza intervento amministrativo. Il Parlamento ha scelto una via intermedia: mantiene l'intervento, ma ne limita la portata. Così facendo, perpetua un'incertezza normativa che pesa sulle decisioni di investimento delle imprese, senza peraltro garantire un prezzo del carbonio sufficientemente elevato per raggiungere gli obiettivi climatici.
Il Parlamento mantiene l'annullamento, ma alza la soglia: un compromesso che soddisfa gli industriali senza convincere gli ecologisti.