Il Parlamento europeo ha votato contro la decisione della Commissione che ha rinnovato, il 29 giugno 2026, l'autorizzazione all'immissione sul mercato del mais geneticamente modificato NK603 x T25. Chiede alla Commissione di abrogare questa decisione e di non rinnovare l'autorizzazione, in mancanza di prove sufficienti sul suo impatto a lungo termine. Il Parlamento chiede anche una riforma della procedura decisionale sugli OGM. Questo voto non è una posizione negoziale e non cambia ancora la legge.
La Commissione aveva adottato il 29 giugno 2026 una decisione che rinnovava l'autorizzazione all'immissione sul mercato di prodotti contenenti mais geneticamente modificato NK603 x T25, in applicazione della normativa europea sugli alimenti e i mangimi geneticamente modificati. Questo mais combina due caratteristiche di tolleranza agli erbicidi: il glifosato e il glufosinato-ammonio. Il Parlamento contesta questa decisione e ne chiede l'abrogazione.
Richiesta di abrogazione della decisioneIl Parlamento chiede alla Commissione di abrogare la sua decisione del 29 giugno 2026 che ha rinnovato l'autorizzazione del mais geneticamente modificato NK603 x T25.
Rifiuto del rinnovoIl Parlamento invita la Commissione a non rinnovare l'autorizzazione di questo mais, in assenza di prove sufficienti sulla sua incidenza a lungo termine sulla biodiversità, sulla sicurezza alimentare, sui mezzi di sussistenza degli agricoltori e sulla salute animale.
Riforma della procedura OGMIl Parlamento invita la Commissione a presentare senza indugio una proposta legislativa per riformare la procedura decisionale sugli OGM, di fronte alle ripetute obiezioni del Parlamento e all'assenza di maggioranza qualificata tra gli Stati membri.
Eccesso di competenzeIl Parlamento ritiene che la decisione della Commissione ecceda le competenze di esecuzione previste dalla normativa e non sia conforme al diritto dell'Unione.
Il Parlamento ha adottato questa risoluzione con 460 voti favorevoli, 189 contrari e 14 astensioni.
In concreto, il mais geneticamente modificato NK603 x T25 resta autorizzato per il momento: la decisione della Commissione del 29 giugno 2026 non è annullata da questo voto. Il Parlamento chiede alla Commissione di tornare su questa autorizzazione e di non rinnovarla, ma la Commissione non è obbligata a seguire questo parere. Se la Commissione abrogasse la sua decisione, i prodotti contenenti questo mais non potrebbero più essere immessi sul mercato dell'Unione. Il Parlamento chiede anche una riforma della procedura decisionale sugli OGM, che potrebbe cambiare il modo in cui queste autorizzazioni vengono decise in futuro.
Il Parlamento europeo ha votato contro il rinnovo dell'autorizzazione del mais geneticamente modificato NK603 x T25, chiedendo alla Commissione di abrogare la sua decisione del 29 giugno 2026. Questo voto non è una legge: rivela soprattutto un meccanismo in cui la Commissione autorizza senza maggioranza qualificata degli Stati membri, e in cui il Parlamento ha solo un diritto di veto politico senza effetto vincolante.
La decisione della Commissione del 29 giugno 2026 rinnova l'autorizzazione del mais NK603 x T25, un mais impilato tollerante al glifosato e al glufosinato-ammonio. Il comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi non ha raggiunto una maggioranza qualificata nel voto del 27 aprile 2026. La Commissione ha quindi deciso da sola, come consente la procedura di comitologia. Il Parlamento, dal canto suo, obietta: ritiene che questa decisione ecceda le competenze di esecuzione previste dal regolamento (CE) n. 1829/2003 e che sia incompatibile con l'obiettivo di un elevato livello di protezione della salute umana, animale e dell'ambiente.
Ma questa obiezione non è una legge. Invita la Commissione ad abrogare la sua decisione e a non rinnovare l'autorizzazione. La Commissione non è tenuta a seguire questo parere. Concretamente, il mais NK603 x T25 resta autorizzato all'immissione sul mercato per l'alimentazione umana e animale. I prodotti che lo contengono possono ancora circolare nell'Unione. Il Parlamento chiede anche una riforma della procedura OGM, ma anche in questo caso si tratta di un invito, non di un obbligo.
Il dibattito sugli OGM è troppo spesso ridotto a un'opposizione tra pro e contro. Il punto centrale è altrove: la procedura attuale consente alla Commissione di autorizzare un prodotto senza maggioranza qualificata degli Stati membri, subendo al contempo le ripetute obiezioni del Parlamento. Ognuno può scaricare la responsabilità sull'altro. Gli Stati membri non si assumono il loro voto, la Commissione si assume da sola una decisione che il Parlamento contesta, e il cittadino non sa più chi ha deciso cosa. Non è un problema di scienza, è un problema di responsabilità politica.
Il Parlamento sottolinea che l'EFSA non ha esaminato gli effetti a lungo termine sulla biodiversità, sulla sicurezza alimentare, sui mezzi di sussistenza degli agricoltori e sulla salute animale, e che il suo parere del 2025 non copre queste dimensioni. Segnala inoltre l'aumento dell'uso di erbicidi complementari e il rischio di intrappolare gli agricoltori in un sistema dipendente dagli erbicidi. Questi argomenti meritano di essere valutati. Ma la risposta non può essere lasciare che la Commissione decida da sola invocando l'assenza di maggioranza. Un approccio fondato sulla sussidiarietà e sulla responsabilità vorrebbe che gli Stati membri si assumessero le loro scelte, che le autorizzazioni fossero riesaminate a intervalli regolari con dati reali, e che gli agricoltori avessero la libertà di scegliere le proprie colture senza essere vincolati da un sistema di sementi e erbicidi.
Allo stato attuale, il Parlamento chiede l'abrogazione e una riforma. La Commissione può ignorare entrambe. Il mais resta autorizzato, e la procedura resta bloccata.
Un'obiezione senza effetto vincolante è una protesta in più in una procedura che ha già esaurito la responsabilità di ciascuno.
Il Parlamento europeo ha votato contro il rinnovo dell'autorizzazione del mais geneticamente modificato NK603 x T25, chiedendo alla Commissione di abrogare la sua decisione del 29 giugno 2026. Questo voto non è una legge: rivela soprattutto un meccanismo in cui la Commissione autorizza senza maggioranza qualificata degli Stati membri, e in cui il Parlamento ha solo un diritto di veto politico senza effetto vincolante.
La decisione della Commissione del 29 giugno 2026 rinnova l'autorizzazione del mais NK603 x T25, un mais impilato tollerante al glifosato e al glufosinato-ammonio. Il comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi non ha raggiunto una maggioranza qualificata nel voto del 27 aprile 2026. La Commissione ha quindi deciso da sola, come consente la procedura di comitologia. Il Parlamento, dal canto suo, obietta: ritiene che questa decisione ecceda le competenze di esecuzione previste dal regolamento (CE) n. 1829/2003 e che sia incompatibile con l'obiettivo di un elevato livello di protezione della salute umana, animale e dell'ambiente.
Ma questa obiezione non è una legge. Invita la Commissione ad abrogare la sua decisione e a non rinnovare l'autorizzazione. La Commissione non è tenuta a seguire questo parere. Concretamente, il mais NK603 x T25 resta autorizzato all'immissione sul mercato per l'alimentazione umana e animale. I prodotti che lo contengono possono ancora circolare nell'Unione. Il Parlamento chiede anche una riforma della procedura OGM, ma anche in questo caso si tratta di un invito, non di un obbligo.
Il dibattito sugli OGM è troppo spesso ridotto a un'opposizione tra pro e contro. Il punto centrale è altrove: la procedura attuale consente alla Commissione di autorizzare un prodotto senza maggioranza qualificata degli Stati membri, subendo al contempo le ripetute obiezioni del Parlamento. Ognuno può scaricare la responsabilità sull'altro. Gli Stati membri non si assumono il loro voto, la Commissione si assume da sola una decisione che il Parlamento contesta, e il cittadino non sa più chi ha deciso cosa. Non è un problema di scienza, è un problema di responsabilità politica.
Il Parlamento sottolinea che l'EFSA non ha esaminato gli effetti a lungo termine sulla biodiversità, sulla sicurezza alimentare, sui mezzi di sussistenza degli agricoltori e sulla salute animale, e che il suo parere del 2025 non copre queste dimensioni. Segnala inoltre l'aumento dell'uso di erbicidi complementari e il rischio di intrappolare gli agricoltori in un sistema dipendente dagli erbicidi. Questi argomenti meritano di essere valutati. Ma la risposta non può essere lasciare che la Commissione decida da sola invocando l'assenza di maggioranza. Un approccio fondato sulla sussidiarietà e sulla responsabilità vorrebbe che gli Stati membri si assumessero le loro scelte, che le autorizzazioni fossero riesaminate a intervalli regolari con dati reali, e che gli agricoltori avessero la libertà di scegliere le proprie colture senza essere vincolati da un sistema di sementi e erbicidi.
Allo stato attuale, il Parlamento chiede l'abrogazione e una riforma. La Commissione può ignorare entrambe. Il mais resta autorizzato, e la procedura resta bloccata.
Un'obiezione senza effetto vincolante è una protesta in più in una procedura che ha già esaurito la responsabilità di ciascuno.