Logo The European Citizen
Testi Adottati
Approvato2026-05-20Agricoltura e alimentazione

Il Parlamento chiede regole più forti per proteggere la pesca nell'uso dei mari

Testo adottato
A favore51880 %
Contro315 %
Astensione10216 %
Non ha votato00 %
Spiegazione dettagliata

Comprendere il testo adottato

In breve

Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che traccia il bilancio della direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo (l'organizzazione dell'uso dei mari) e conclude che essa giova troppo poco alla pesca e all'acquacoltura. Chiede alla Commissione di rafforzare questa direttiva in occasione della sua prossima revisione, prevista nel pacchetto Oceano atteso entro la fine del 2026, in particolare fissando norme minime per preservare spazio per la pesca e rendendo obbligatoria la partecipazione dei pescatori alle decisioni. Il Parlamento chiede anche che la revisione non imponga nuovi obblighi specifici al settore della pesca. Il testo è stato adottato con 518 voti a favore, 31 contrari e 102 astensioni. Il Parlamento chiede alla Commissione di agire; non è una legge.

01

Contesto

La direttiva del 2014 sulla pianificazione dello spazio marittimo chiede agli Stati membri di organizzare l'utilizzo delle loro acque (pesca, energia, trasporti, protezione della natura) e di cooperare tra vicini. Il Parlamento constata che questa attuazione è molto disomogenea: alcuni paesi hanno piani vincolanti, altri no, e il coordinamento transfrontaliero resta debole. I pescatori si lamentano di perdere l'accesso a zone di pesca, in particolare nel Mediterraneo e nel Mare del Nord, di fronte ai parchi eolici offshore, alle aree marine protette e alla Brexit. La Commissione deve rivedere questa direttiva nell'ambito del pacchetto Oceano atteso entro la fine del 2026, insieme alla direttiva sull'ambiente marino.

02

Cosa è stato deciso

  1. 1

    Norme minime per la pescaIl Parlamento ritiene che la revisione della direttiva dovrebbe fissare norme minime per preservare spazio per la pesca e l'acquacoltura, al fine di sostenere la sovranità alimentare e la competitività dell'economia blu.

  2. 2

    Partecipazione dei pescatori resa obbligatoriaChiede che la revisione renda vincolanti le disposizioni sulla partecipazione delle parti interessate, in particolare dei pescatori e delle comunità costiere, oggi spesso consultate troppo tardi e senza effetto reale sulle decisioni.

  3. 3

    Obiettivi minimi nei pianiLa revisione dovrebbe introdurre obiettivi minimi da raggiungere nei piani di organizzazione dei mari, migliorare la coerenza tra pianificazione marittima e terrestre e creare strumenti di governance condivisi.

  4. 4

    Nessun nuovo obbligo per la pescaIl Parlamento ritiene che il pacchetto Oceano dovrebbe creare sinergie tra settori senza imporre nuovi obblighi specifici al settore della pesca.

  5. 5

    Dati e mappatura delle attività di pescaInvita la Commissione e gli Stati membri a migliorare e armonizzare la raccolta dei dati e a mappare sistematicamente le attività di pesca, condizione di una pianificazione equa.

  6. 6

    Finanziamento prevedibile per la revisioneChiede risorse finanziarie sufficienti, prevedibili e facilmente accessibili, in particolare nel prossimo quadro finanziario pluriennale, per sostenere l'attuazione.

03

Risultato del voto

518A favore31Contro102Astensione

Il Parlamento ha adottato la risoluzione con 518 voti a favore, 31 contrari e 102 astensioni, durante una votazione elettronica per appello nominale il 20 maggio 2026.

04

Cosa significa per i cittadini

Per i pescatori e le comunità costiere, questo voto non comporta cambiamenti immediati: la risoluzione non crea obblighi giuridici e non modifica la direttiva attuale. Fissa la posizione del Parlamento prima della revisione prevista entro la fine del 2026: se sarà seguita, i piani di uso dei mari dovrebbero riservare più spazio alla pesca, rendere obbligatoria la consultazione dei pescatori e mappare meglio le zone di pesca. I consumatori e gli abitanti delle coste sono interessati dalla preservazione delle attività di pesca locali e dell'approvvigionamento di prodotti ittici. Il Parlamento chiede alla Commissione di agire; non è una legge.

Opinion & analysis

Il mare non è un campo di battaglia burocratico: il Parlamento vuole proteggere la pesca

Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che traccia un bilancio severo: la direttiva del 2014 sulla pianificazione dello spazio marittimo (l'organizzazione dell'uso dei mari) doveva equilibrare gli usi, ma ha soprattutto servito l'eolico e le aree protette, lasciando che la pesca si riducesse come pelle di zigrino. Con 518 voti a favore, 31 contrari e 102 astensioni, chiede alla Commissione di correggere la rotta in occasione della revisione prevista per fine 2026 nel pacchetto Oceano. Non è una legge, ma un segnale politico chiaro: i pescatori non devono più essere le variabili di aggiustamento.

I punti chiave

  • Il Parlamento chiede norme minime per preservare spazio per la pesca e l'acquacoltura nei piani di uso dei mari.
  • Vuole rendere obbligatoria la partecipazione dei pescatori e delle comunità costiere alle decisioni di pianificazione, oggi spesso consultive e tardive.
  • Chiede che la revisione non imponga nuovi obblighi specifici al settore della pesca e che migliori la raccolta dei dati e la cartografia delle zone di pesca.
  • Il voto: 518 a favore, 31 contrari, 102 astensioni. Una risoluzione non vincolante, che fissa la posizione del Parlamento prima della proposta della Commissione.

Una promessa di equilibrio non mantenuta

La direttiva del 2014 doveva arbitrare tra pesca, energia, trasporti e protezione della natura. Nei fatti, il Parlamento constata che i piani di uso dei mari hanno soprattutto sancito l'erosione dello spazio di pesca. Gli impianti eolici offshore, le aree marine protette e le zone di difesa hanno respinto le navi verso acque più contese. La pesca artigianale, spesso mal rappresentata nelle consultazioni, non ha avuto peso di fronte a settori meglio organizzati e più forti economicamente.

Il meccanismo è semplice: quando un piano riserva zone ad altri usi, i pescatori perdono l'accesso alle loro zone tradizionali. La concorrenza per lo spazio si sposta, i conflitti d'uso si intensificano e la redditività delle piccole flotte si deteriora. Il Parlamento chiede che la revisione fissi obiettivi minimi per preservare spazio per la pesca e l'acquacoltura, e che gli impianti eolici siano, per quanto possibile, installati in zone meno adatte alla pesca.

Partecipazione obbligatoria: un'esigenza di responsabilità

Oggi la partecipazione delle parti interessate è spesso una formalità: i pescatori vengono consultati troppo tardi, quando gli arbitraggi sono già fatti. Il Parlamento vuole rendere questa partecipazione vincolante nella futura direttiva, in particolare per i pescatori e le comunità costiere. È una questione di responsabilità: coloro che subiscono le conseguenze delle decisioni devono avere voce in capitolo.

Il testo chiede anche che la revisione non aggiunga nuovi obblighi al settore della pesca. Una semplificazione benvenuta, ma che non deve mascherare l'essenziale: senza dati affidabili e armonizzati sulle attività di pesca, i piani continueranno a essere fatti senza i pescatori. Il Parlamento chiede una cartografia sistematica e una condivisione di informazioni tra Stati membri. Un approccio fondato sui fatti, non sulle intenzioni.

Cosa cambia per i cittadini e le imprese

Per i pescatori, questo voto non porta cambiamenti immediati: la risoluzione non crea obblighi giuridici. Ma fissa la posizione del Parlamento prima della revisione della direttiva, attesa per fine 2026. Se sarà seguita, i piani di uso dei mari dovrebbero riservare più spazio alla pesca, rendere obbligatoria la consultazione e cartografare meglio le zone di pesca. I consumatori e gli abitanti della costa sono interessati alla preservazione delle attività di pesca locali e dell'approvvigionamento di prodotti ittici.

L'alternativa liberale sarebbe andare oltre: affidare la gestione dello spazio marittimo ad accordi contrattuali tra utenti, sotto la supervisione degli Stati, piuttosto che a piani burocratici centrali. Ma il Parlamento si limita a chiedere più regole e più finanziamenti. Un'occasione mancata per semplificare davvero.

Quando il mare diventa un campo di battaglia burocratico, sono i pescatori ad affondare.

Agisci su questo testo
Presenza quel giorno
Foglio di presenza non ancora pubblicato
Foglio di presenza non ancora pubblicatoPubblicato alcuni giorni dopo la seduta.
Visualizza il testo completo
Condividi
questa votazione