Il Parlamento europeo ha approvato il versamento di 1 916 733 euro al Belgio per aiutare 416 ex dipendenti di Casa International NV e Casa Logistics NV, licenziati dopo il fallimento dell'azienda. Questa somma rappresenta l'85 % del costo totale delle misure, stimato in 2 254 980 euro. Il testo è definitivo da parte del Parlamento; deve ancora essere firmato dai presidenti del Parlamento e del Consiglio prima della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.
Casa, una catena di negozi di arredamento e decorazione, è stata dichiarata fallita il 6 marzo 2025. I licenziamenti hanno riguardato 257 dipendenti di Casa International (commercio al dettaglio) e 159 di Casa Logistics (magazzinaggio), principalmente nelle Fiandre, nella provincia di Anversa. Il Belgio ha chiesto l'aiuto del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), uno strumento che cofinanzia misure di reinserimento per i lavoratori che perdono il lavoro a causa della globalizzazione o di crisi economiche. La Commissione ha valutato la domanda e ha proposto questo contributo nel febbraio 2026.
Contributo di 1 916 733 euroIl Belgio riceve 1 916 733 euro dal FEG, pari all'85 % del costo totale di 2 254 980 euro. Il resto è finanziato dal Belgio.
2 168 980 euro per i servizi personalizzatiDi questa somma, 2 168 980 euro finanziano misure concrete per i lavoratori: consulenza, assistenza nella ricerca di lavoro, formazioni, riconversione e accompagnamento individuale.
86 000 euro per la gestione86 000 euro coprono le spese di preparazione, gestione, informazione, pubblicità, controllo e rendicontazione legate al programma.
Ammissibilità delle spese da marzo 2025I servizi personalizzati sono ammissibili dal 14 marzo 2025, per una durata di 24 mesi dall'entrata in vigore della decisione di finanziamento. Le spese amministrative sono ammissibili dal 6 marzo 2025, per 31 mesi.
Appello a una valutazione approfonditaIl Parlamento chiede che le misure siano oggetto di valutazioni finali dettagliate, che includano informazioni precise sull'utilizzo dei fondi e sul successo del reinserimento dei lavoratori. Insiste inoltre affinché le parti sociali siano coinvolte nel monitoraggio.
Il Parlamento ha adottato il testo con 575 voti favorevoli, 48 contrari e 10 astensioni.
Per i 416 ex dipendenti di Casa in Belgio, questa decisione sblocca un finanziamento europeo che sosterrà formazioni, aiuti alla ricerca di lavoro e riconversioni. Le donne rappresentano il 67,5 % dei lavoratori interessati, e i magazzinieri sono considerati in maggiore difficoltà nel trovare un nuovo impiego. Il denaro non sarà versato direttamente ai lavoratori: rimborsa al Belgio una parte delle spese già sostenute per queste misure. Il testo deve ancora essere firmato dai presidenti del Parlamento e del Consiglio, e poi pubblicato nella Gazzetta ufficiale, prima che il finanziamento sia effettivamente versato.
Il Parlamento ha approvato il versamento di 1 916 733 euro al Belgio per i 416 dipendenti licenziati di Casa International e Casa Logistics, pari all'85 % di un costo totale di 2 254 980 euro. Il gesto è giustificato, ma non gli si deve chiedere ciò che non può dare: il FES è una medicazione, non un rimedio al fallimento.
Il FES è uno strumento di solidarietà limitato e mirato: cofinanzia misure attive per i lavoratori vittime della globalizzazione o di crisi economiche. Qui, il fallimento di Casa, dichiarato il 6 marzo 2025, ha lasciato 416 persone a terra, di cui 257 nel commercio al dettaglio e 159 nella logistica. Il fondo interviene a posteriori, per finanziare formazioni, consulenze e un accompagnamento individualizzato. È utile, ma non crea un posto di lavoro.
Il Parlamento chiede una valutazione approfondita dell'utilizzo dei fondi e del successo del reinserimento. È il minimo: senza misurazione dei risultati, il FES diventa una sovvenzione automatica. La vera questione non è sapere se il denaro viene speso, ma se aiuta realmente i magazzinieri, meno qualificati, a ritrovare un lavoro. I venditori hanno prospettive più favorevoli; gli altri hanno bisogno di un sostegno su misura, non di una distribuzione a pioggia.
Il testo rileva che Casa ha conosciuto difficoltà finanziarie per anni, sotto l'effetto del commercio elettronico, della concorrenza internazionale e di condizioni di concorrenza sleale. Esso invita a rafforzare la capacità dei dirigenti di anticipare le ristrutturazioni. Non si può che sottoscrivere questo orientamento: la migliore politica dell'occupazione resta un ambiente che permette alle imprese di restare competitive, di innovare e di assumere. Un fondo che compensa i licenziamenti non sostituisce una politica industriale proattiva, e non deve servire da alibi all'inerzia.
Il Parlamento sottolinea anche che il FES non può sostituirsi alle responsabilità delle autorità pubbliche o delle imprese. È un richiamo utile: l'aiuto europeo è complementare, non un diritto acquisito. Gli 86 000 euro di spese amministrative (preparazione, gestione, informazione, controllo, reporting) rappresentano una parte modesta del totale, ma illustrano la pesantezza del meccanismo. Semplificare le procedure e accorciare i tempi tra la domanda e il versamento sarebbe più utile che aggiungere strati di controllo.
Il FES ripara i danni, non li previene. La prevenzione è la libertà di intraprendere.
Il Parlamento ha approvato il versamento di 1 916 733 euro al Belgio per i 416 dipendenti licenziati di Casa International e Casa Logistics, pari all'85 % di un costo totale di 2 254 980 euro. Il gesto è giustificato, ma non gli si deve chiedere ciò che non può dare: il FES è una medicazione, non un rimedio al fallimento.
Il FES è uno strumento di solidarietà limitato e mirato: cofinanzia misure attive per i lavoratori vittime della globalizzazione o di crisi economiche. Qui, il fallimento di Casa, dichiarato il 6 marzo 2025, ha lasciato 416 persone a terra, di cui 257 nel commercio al dettaglio e 159 nella logistica. Il fondo interviene a posteriori, per finanziare formazioni, consulenze e un accompagnamento individualizzato. È utile, ma non crea un posto di lavoro.
Il Parlamento chiede una valutazione approfondita dell'utilizzo dei fondi e del successo del reinserimento. È il minimo: senza misurazione dei risultati, il FES diventa una sovvenzione automatica. La vera questione non è sapere se il denaro viene speso, ma se aiuta realmente i magazzinieri, meno qualificati, a ritrovare un lavoro. I venditori hanno prospettive più favorevoli; gli altri hanno bisogno di un sostegno su misura, non di una distribuzione a pioggia.
Il testo rileva che Casa ha conosciuto difficoltà finanziarie per anni, sotto l'effetto del commercio elettronico, della concorrenza internazionale e di condizioni di concorrenza sleale. Esso invita a rafforzare la capacità dei dirigenti di anticipare le ristrutturazioni. Non si può che sottoscrivere questo orientamento: la migliore politica dell'occupazione resta un ambiente che permette alle imprese di restare competitive, di innovare e di assumere. Un fondo che compensa i licenziamenti non sostituisce una politica industriale proattiva, e non deve servire da alibi all'inerzia.
Il Parlamento sottolinea anche che il FES non può sostituirsi alle responsabilità delle autorità pubbliche o delle imprese. È un richiamo utile: l'aiuto europeo è complementare, non un diritto acquisito. Gli 86 000 euro di spese amministrative (preparazione, gestione, informazione, controllo, reporting) rappresentano una parte modesta del totale, ma illustrano la pesantezza del meccanismo. Semplificare le procedure e accorciare i tempi tra la domanda e il versamento sarebbe più utile che aggiungere strati di controllo.
Il FES ripara i danni, non li previene. La prevenzione è la libertà di intraprendere.