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Testi Adottati
Approvato2026-02-10Clima e ambiente

Il Parlamento europeo adotta un obiettivo climatico intermedio per il 2040

Testo adottato
A favore41363 %
Contro22635 %
Astensione122 %
Non ha votato00 %
Spiegazione dettagliata

Comprendere il testo adottato

In breve

Il 10 febbraio 2026, il Parlamento europeo ha adottato in prima lettura una modifica del regolamento europeo sul clima (regolamento (UE) 2021/1119). Tale modifica fissa un obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2040, nell'ambito dell'obiettivo globale di neutralità climatica entro il 2050. Il testo è stato approvato con 413 voti favorevoli, 226 contrari e 12 astensioni.

Contesto

Il regolamento europeo sul clima, adottato nel 2021, fissa l'obiettivo giuridicamente vincolante di raggiungere la neutralità climatica nell'Unione europea entro il 2050. Prevede inoltre un obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni di almeno il 55 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. La Commissione europea ha proposto nel 2025 di aggiungere un nuovo obiettivo per il 2040, al fine di garantire una traiettoria coerente verso il 2050. Il Parlamento e il Consiglio hanno raggiunto un accordo in trilogo, che ha consentito un'adozione rapida in prima lettura.

Cosa è stato deciso

Il Parlamento ha approvato la proposta della Commissione volta a modificare il regolamento (UE) 2021/1119 inserendovi un obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2040. Il testo finale, corrispondente al regolamento (UE) 2026/667, fissa tale obiettivo a 90 % di riduzione netta rispetto ai livelli del 1990. Tale obiettivo è vincolante per l'UE e i suoi Stati membri. Si inserisce nel solco dell'obiettivo del 2030 (-55 %) e prepara la strada verso la neutralità climatica nel 2050.

Risultato della votazione

La votazione ha avuto luogo per appello nominale elettronico. I risultati sono i seguenti:

  • Favorevoli: 413 deputati
  • Contrari: 226 deputati
  • Astenuti: 12 deputati

Il testo è stato quindi adottato a larga maggioranza. Si tratta della posizione del Parlamento in prima lettura, che corrisponde già all'atto legislativo finale grazie all'accordo con il Consiglio.

Cosa significa per i cittadini

Questo obiettivo intermedio per il 2040 ha implicazioni concrete per la vita quotidiana degli europei. Accelera la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, che si tradurrà in:

  • Una riduzione più rapida dell'uso di combustibili fossili, con un maggiore sviluppo delle energie rinnovabili (solare, eolico) e un miglioramento dell'efficienza energetica negli edifici e nei trasporti.
  • Incentivi all'acquisto di veicoli elettrici e alla ristrutturazione energetica delle abitazioni, tramite aiuti pubblici e norme più rigorose.
  • Un adattamento delle industrie e dell'agricoltura, che dovranno innovare per ridurre le proprie emissioni, il che può creare nuovi posti di lavoro verdi.
  • Un contributo alla lotta contro il cambiamento climatico, con benefici attesi per la salute (meno inquinamento) e la sicurezza energetica.

Tuttavia, questa transizione richiederà investimenti significativi e adeguamenti per alcuni settori e nuclei familiari. Il Parlamento vigila affinché siano previste misure di accompagnamento sociale per proteggere i cittadini più vulnerabili.

Opinion & analysis

Neutralità climatica: un accordo siglato lontano dai cittadini

Il Parlamento ha adottato il 10 febbraio 2026, con 413 voti contro 226 e 12 astensioni, il regolamento (UE) 2026/667 che fissa il quadro per raggiungere la neutralità climatica. Il testo è breve: è una risoluzione che ratifica l'accordo trovato con il Consiglio, senza riaprire gli arbitraggi. Le regole concrete, invece, sono nel regolamento, e si applicheranno senza che gli elettori abbiano potuto pesare sul loro contenuto.

I punti chiave

  • Il Parlamento approva l'accordo con il Consiglio: la posizione adottata corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2026/667.
  • Il testo è una risoluzione di prima lettura che conferma l'accordo provvisorio, senza nuovi obblighi né soglie numeriche nella risoluzione stessa.
  • La Commissione dovrà investire nuovamente il Parlamento se sostituisce o modifica sostanzialmente la sua proposta iniziale (COM(2025)0524)).
  • Il Senato italiano ha ritenuto che il progetto non rispettasse il principio di sussidiarietà; questo parere non è stato seguito.

Un accordo blindato, una responsabilità diluita

Il voto di Strasburgo non riguarda il dettaglio del quadro climatico: ratifica un compromesso negoziato con gli Stati membri. Le regole che vincolano le imprese e le famiglie figurano nel regolamento (UE) 2026/667, che la risoluzione cita senza riprodurlo. In pratica, gli eletti nazionali ed europei che dovranno assumersi i costi di questa transizione non hanno avuto, in questo testo, il controllo sui parametri. Il Parlamento avrebbe potuto esigere che le misure di attuazione fossero sottoposte a un controllo politico esplicito; ha preferito validare l'insieme.

La procedura prevede che la Commissione debba investire nuovamente il Parlamento se modifica sostanzialmente la sua proposta. È una garanzia di forma, non di sostanza: non dice nulla sugli atti delegati o di esecuzione che fisseranno le traiettorie settoriali. Ed è proprio lì che si annidano i costi reali per le imprese e i cittadini. Un quadro climatico senza meccanismo di revisione democratica sulle sue modalità di applicazione è una promessa di neutralità il cui conto sarà deciso altrove.

Sussidiarietà: il parere ignorato del Senato italiano

Il Senato italiano ha formalmente contestato la conformità del progetto al principio di sussidiarietà, secondo cui l'Unione agisce solo se la sua azione è più efficace di quella degli Stati. Questo parere non è stato accolto. Si può comprendere la logica di un quadro comune per un obiettivo transnazionale, ma la questione del costo e della velocità della transizione resta aperta. Gli Stati membri, che conoscono i loro mix energetici e i loro tessuti industriali, sono meglio posizionati per calibrare gli sforzi. Il testo non lascia loro questo margine.

Un approccio fondato sulla sussidiarietà avrebbe fissato obiettivi di risultato, lasciato agli Stati la scelta dei mezzi e previsto una clausola di revisione democratica sugli atti di applicazione. Il mercato e gli attori locali avrebbero avuto maggiore visibilità, e i responsabili politici nazionali avrebbero portato la responsabilità delle loro scelte. Qui la responsabilità è collettiva, quindi più facile da eludere.

Un quadro climatico senza controllo politico sulle sue modalità è un conto che altri decideranno al posto vostro.

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