Il Parlamento europeo ha approvato il versamento di 2 033 869 euro al Belgio per aiutare 507 ex dipendenti dell'azienda Liberty, licenziati nel settore metallurgico a Liegi. Questa somma copre l'85 per cento del costo totale delle misure, stimato in 2 392 788 euro. Il denaro servirà a finanziare formazioni, aiuti alla ricerca di lavoro e un accompagnamento personalizzato. Il testo è definitivo da parte del Parlamento e attende ora l'accordo formale dei governi dell'Unione europea.
Liberty, un'azienda siderurgica della provincia di Liegi, è stata dichiarata fallita il 22 aprile 2025. Questo fallimento ha comportato il licenziamento di 507 lavoratori. Il Belgio ha chiesto l'aiuto del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), un fondo che sostiene i lavoratori che perdono il lavoro a causa di grandi cambiamenti economici mondiali. La domanda è stata presentata il 13 novembre 2025 e la Commissione europea ha concluso la sua valutazione il 2 marzo 2026.
Aiuto di 2 033 869 euroIl Belgio riceverà 2 033 869 euro dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Questa somma rappresenta l'85 per cento del costo totale delle misure, che ammonta a 2 392 788 euro.
507 lavoratori coinvoltiIl denaro è destinato a 507 ex dipendenti di Liberty, licenziati nel settore della metallurgia a Liegi. Il periodo di riferimento per questi licenziamenti va dal 24 aprile 2025 al 24 agosto 2025.
Formazioni e accompagnamentoI fondi finanzieranno servizi personalizzati per 2 358 922 euro: aiuto alla ricerca di lavoro, formazioni e riconversione, in particolare in informatica, e aiuto alla creazione d'impresa. I restanti 33 866 euro coprono la preparazione, la gestione, l'informazione e il controllo.
Inizio dei servizi il 1 giugno 2025Il Belgio ha iniziato a fornire servizi personalizzati ai beneficiari il 1 giugno 2025. Le spese sostenute a partire da questa data possono essere rimborsate dal fondo per 24 mesi dopo l'entrata in vigore della decisione di finanziamento.
Spese amministrative ammissibiliLe spese amministrative sostenute dal Belgio dal 22 aprile 2025 possono essere coperte dal fondo per 31 mesi dopo l'entrata in vigore della decisione di finanziamento.
Il Parlamento ha adottato il testo con 586 voti a favore, 48 contrari e 16 astensioni durante una votazione elettronica per appello nominale.
Concretamente, 507 ex dipendenti di Liberty a Liegi potranno beneficiare di formazioni, di un accompagnamento per ritrovare un lavoro e di un aiuto per creare la propria impresa. L'Unione europea copre l'85 per cento del costo di queste misure, il resto è finanziato dal Belgio. Questo aiuto è puntuale e non sostituisce le responsabilità nazionali in materia di occupazione. Il testo deve ancora ricevere l'approvazione formale dei governi degli Stati membri prima di diventare definitivo.
Il Parlamento europeo approva il versamento di 2 033 869 euro al Belgio per 507 ex dipendenti di Liberty a Liegi. Un aiuto puntuale e legittimo, che non sostituisce né la responsabilità dell'impresa né una politica industriale degna di questo nome.
Il fallimento di Liberty, dichiarato il 22 aprile 2025, ha lasciato 507 lavoratori a terra. Il FEM interviene per finanziare formazioni, accompagnamento e aiuti alla creazione d'impresa. È un ammortizzatore sociale, non una soluzione industriale. Il denaro europeo non restituirà le linee di zincatura di Liegi, ferme da dicembre 2021, né farà risorgere un modello economico fallito.
Il testo stesso lo ammette a mezza bocca: il Parlamento «deplora che l'attività produttiva non sia ripresa nonostante l'acquisizione» e si preoccupa «per la sostenibilità finanziaria del modello economico e per il mancato rispetto degli impegni in materia di investimenti». In altre parole, il fallimento non è solo frutto della globalizzazione o dei prezzi dell'energia: è anche il risultato di scelte aziendali. Il FEM non può correggere questo; può solo attenuarne le conseguenze per i lavoratori.
La domanda belga è stata presentata il 13 novembre 2025; la Commissione ha concluso la sua valutazione il 2 marzo 2026. Nel frattempo, i lavoratori hanno aspettato. Il Parlamento chiede di «ridurre i tempi tra la presentazione di una domanda di intervento del FEM e la decisione di finanziamento». È una ammissione: ogni mese di ritardo significa formazioni che non partono e competenze che si perdono. La semplificazione amministrativa non è un lusso, è una condizione perché l'aiuto arrivi in tempo.
Il Parlamento insiste anche sulla necessità di «politiche che favoriscano la competitività industriale» e su un «settore siderurgico europeo competitivo e resiliente». Ma non dice come raggiungerlo. Si evoca la transizione energetica, senza menzionare i costi che impone agli industriali. Ora, finché l'energia europea resterà più cara che altrove, i fallimenti continueranno, e il FEM continuerà a pagare i danni. Un approccio fondato sulla sussidiarietà e sul mercato avrebbe dovuto alleggerire prima gli oneri che gravano sulle imprese, invece di finanziare a posteriori le loro insolvenze.
Il FEM è un cerotto su una gamba di legno: allevia il dolore, non sostituisce l'arto amputato.
Il Parlamento europeo approva il versamento di 2 033 869 euro al Belgio per 507 ex dipendenti di Liberty a Liegi. Un aiuto puntuale e legittimo, che non sostituisce né la responsabilità dell'impresa né una politica industriale degna di questo nome.
Il fallimento di Liberty, dichiarato il 22 aprile 2025, ha lasciato 507 lavoratori a terra. Il FEM interviene per finanziare formazioni, accompagnamento e aiuti alla creazione d'impresa. È un ammortizzatore sociale, non una soluzione industriale. Il denaro europeo non restituirà le linee di zincatura di Liegi, ferme da dicembre 2021, né farà risorgere un modello economico fallito.
Il testo stesso lo ammette a mezza bocca: il Parlamento «deplora che l'attività produttiva non sia ripresa nonostante l'acquisizione» e si preoccupa «per la sostenibilità finanziaria del modello economico e per il mancato rispetto degli impegni in materia di investimenti». In altre parole, il fallimento non è solo frutto della globalizzazione o dei prezzi dell'energia: è anche il risultato di scelte aziendali. Il FEM non può correggere questo; può solo attenuarne le conseguenze per i lavoratori.
La domanda belga è stata presentata il 13 novembre 2025; la Commissione ha concluso la sua valutazione il 2 marzo 2026. Nel frattempo, i lavoratori hanno aspettato. Il Parlamento chiede di «ridurre i tempi tra la presentazione di una domanda di intervento del FEM e la decisione di finanziamento». È una ammissione: ogni mese di ritardo significa formazioni che non partono e competenze che si perdono. La semplificazione amministrativa non è un lusso, è una condizione perché l'aiuto arrivi in tempo.
Il Parlamento insiste anche sulla necessità di «politiche che favoriscano la competitività industriale» e su un «settore siderurgico europeo competitivo e resiliente». Ma non dice come raggiungerlo. Si evoca la transizione energetica, senza menzionare i costi che impone agli industriali. Ora, finché l'energia europea resterà più cara che altrove, i fallimenti continueranno, e il FEM continuerà a pagare i danni. Un approccio fondato sulla sussidiarietà e sul mercato avrebbe dovuto alleggerire prima gli oneri che gravano sulle imprese, invece di finanziare a posteriori le loro insolvenze.
Il FEM è un cerotto su una gamba di legno: allevia il dolore, non sostituisce l'arto amputato.