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Approvato2026-02-24Affari esteri e difesa

Quattro anni di guerra in Ucraina: il Parlamento europeo riafferma il suo sostegno

Testo adottato
A favore43774 %
Contro8214 %
Astensione7012 %
Non ha votato00 %
Spiegazione dettagliata

Comprendere il testo adottato

In breve

Il 24 febbraio 2026, quarto anniversario dell'invasione russa, il Parlamento europeo ha adottato una forte risoluzione per condannare l'aggressione e definire i contributi europei a una pace giusta e a una sicurezza duratura per l'Ucraina. Il testo è stato approvato con 437 voti favorevoli, 82 contrari e 70 astensioni.

Contesto

Dal 24 febbraio 2022, la Russia conduce una guerra di aggressione contro l'Ucraina. Quattro anni dopo, il conflitto continua, con conseguenze umanitarie, economiche e di sicurezza maggiori per l'Ucraina e l'Europa. Il Parlamento europeo ha già adottato diverse risoluzioni di sostegno, ma questa interviene in un momento chiave, mentre si intensificano le discussioni su un eventuale cessate il fuoco e garanzie di sicurezza.

Cosa è stato deciso

La risoluzione condanna fermamente la guerra di aggressione russa e riafferma il sostegno inderogabile del Parlamento all'indipendenza, alla sovranità e all'integrità territoriale dell'Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti. Invita a:

  • un rafforzamento degli aiuti militari, finanziari e umanitari all'Ucraina;
  • la prosecuzione delle sanzioni contro la Russia e la loro effettiva attuazione;
  • la creazione di un tribunale speciale per giudicare i crimini di guerra russi;
  • l'utilizzo dei beni russi congelati per la ricostruzione dell'Ucraina;
  • una prospettiva di adesione dell'Ucraina all'Unione europea e alla NATO.

Il testo insiste inoltre sulla necessità di una «pace giusta», cioè una pace che rispetti il diritto internazionale e la sovranità dell'Ucraina, e non una capitolazione imposta.

Risultato del voto

La risoluzione è stata adottata con 437 voti favorevoli, 82 contrari e 70 astensioni. I voti contrari provengono principalmente da gruppi di estrema destra e da alcuni deputati di sinistra radicale, mentre le astensioni riflettono riserve su alcuni aspetti, in particolare l'espansione militare.

Cosa significa per i cittadini

Questa risoluzione non ha effetto giuridico vincolante, ma invia un segnale politico forte. Per i cittadini europei, significa che l'UE continua a sostenere l'Ucraina, il che può avere ripercussioni sui prezzi dell'energia, sulla sicurezza in Europa e sull'accoglienza dei rifugiati. Il mantenimento delle sanzioni contro la Russia può anche influenzare alcune importazioni. Sostenendo una «pace giusta», il Parlamento cerca di evitare un conflitto congelato che minaccerebbe la stabilità a lungo termine del continente.

Opinion & analysis

Quattro anni di guerra: il Parlamento esige la vittoria dell'Ucraina, non una pace di facciata

Il 24 febbraio 2026, il Parlamento europeo ha adottato con 437 voti contro 82 e 70 astensioni una risoluzione che non si limita a commemorare: essa esige la sconfitta della Russia, il ritiro incondizionato delle sue forze e garanzie di sicurezza equivalenti all'articolo 5 della NATO per l'Ucraina. Un segnale chiaro, ma che lascia irrisolto il problema del finanziamento e della coercizione reale.

I punti chiave

  • Ritiro immediato, completo e senza condizioni delle forze russe da tutto il territorio ucraino, comprese la Crimea e il Donbass occupati dal 2014.
  • Nuove sanzioni pesanti: divieto di importazione di materie prime russe e bielorusse, sanzioni contro la flotta fantasma, Rosatom e Roscosmos, e sanzioni secondarie contro le entità cinesi, iraniane e nordcoreane.
  • Utilizzo dei saldi di tesoreria delle attività sovrane russe immobilizzate per finanziare un prestito di riparazione destinato alla difesa e alla ricostruzione dell'Ucraina.
  • Garanzie di sicurezza per l'Ucraina equivalenti all'articolo 5 del trattato di Washington e all'articolo 42(7) del trattato sull'Unione europea, al fine di evitare una ripetizione del memorandum di Budapest del 1994.

Una pace giusta non si negozia con sanzioni sospese

Il Parlamento fissa una condizione non negoziabile: nessuna sanzione sarà revocata prima che un accordo di pace sia negoziato e attuato in modo duraturo. È una rottura con la logica delle concessioni preventive. La Russia non ha alcun incentivo a negoziare seriamente finché le sanzioni possono essere allentate senza contropartite verificabili. Collegando esplicitamente la revoca delle sanzioni all'attuazione di un accordo, il Parlamento rafforza la posizione dell'Ucraina e priva Mosca di una leva per dividere gli europei.

Ma la risoluzione non dice come ottenere l'adesione degli Stati membri riluttanti. Chiede sanzioni contro la flotta fantasma, Rosatom e Roscosmos, e sanzioni secondarie contro le entità cinesi, iraniane e nordcoreane. Eppure queste misure richiedono l'unanimità in Consiglio. Il testo ha buon gioco a fustigare gli Stati che «ostacolano» la politica dell'Unione, ma non propone alcun meccanismo per aggirare questo veto. È una debolezza: senza una procedura decisionale adeguata, gli appelli resteranno lettera morta. Un approccio fondato sulla sussidiarietà avrebbe dovuto lasciare che gli Stati che lo desiderano avanzassero da soli, invece di subordinare ogni tappa all'unanimità dei 27.

Le attività russe: una riparazione legittima, un meccanismo ancora vago

Il Parlamento chiede che i saldi di tesoreria associati alle attività sovrane russe immobilizzate servano a finanziare un prestito di riparazione per l'Ucraina. In linea di principio, è un'evidenza: la Russia deve pagare le distruzioni che ha causato. Ma il testo resta evasivo sulle modalità giuridiche. Chi gestirà questo prestito? Quali garanzie per gli investitori? Quale calendario? Il Parlamento si compiace della flessibilità offerta dall'articolo 13(5) della proposta di regolamento sul prestito di sostegno, ma questa flessibilità è una deroga, non una soluzione di finanziamento duratura.

La vera posta in gioco è il costo del tempo. Ogni mese di ritardo nell'istituzione di questo meccanismo significa infrastrutture ucraine che non vengono ricostruite, imprese che non ripartono, capitali che non ritornano. Il Parlamento avrebbe dovuto esigere un calendario vincolante e un meccanismo di garanzia chiaro, invece di accontentarsi di un'accoglienza favorevole a una deroga tecnica.

Garanzie di sicurezza: l'ambiguità americana non deve servire da alibi

La risoluzione si compiace della «coalizione dei volenterosi» e della proposta di una forza di rassicurazione multinazionale, pur deplorando che tali garanzie si applicherebbero solo dopo un cessate il fuoco. È una contraddizione: una garanzia di sicurezza che si attiva solo dopo la fine dei combattimenti non ha alcun valore dissuasivo. La Russia potrebbe violare il cessate il fuoco senza temere una risposta automatica. Il testo chiede garanzie equivalenti all'articolo 5 della NATO, ma senza dire chi le fornirà né come saranno attivate. Gli Stati Uniti sono esplicitamente chiamati a fornirle, ma il Parlamento nota con preoccupazione che l'amministrazione americana privilegia una «stabilità strategica» con la Russia. Questa lucidità è benvenuta, ma non dispensa l'Europa dal definire una propria garanzia, indipendente da Washington.

Sul piano industriale, il Parlamento chiede di integrare la base industriale di difesa ucraina nella base europea (BITDE) e di revocare le restrizioni sull'uso delle armi occidentali contro obiettivi militari in Russia. È una misura di buon senso: un'arma di cui si vieta l'uso contro il nemico non serve a nulla. Ma anche qui il testo non risolve la questione del finanziamento. Il prestito di 90 miliardi di euro garantito dall'Unione, deciso dal Consiglio europeo il 18 dicembre 2025, è un passo, ma resta insufficiente di fronte all'ampiezza dei bisogni. Il Parlamento avrebbe dovuto condizionare il proprio sostegno a un meccanismo di monitoraggio vincolante delle forniture di armi, per evitare che le promesse si perdano nelle sabbie burocratiche.

Una garanzia di sicurezza che si attiva solo dopo il cessate il fuoco non è una garanzia, è un invito alla prossima aggressione.

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