Il 10 marzo 2026, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sulle strategie di gestione della pesca volte a proteggere le specie sensibili, combattere le specie invasive e sostenere le economie locali. Questo testo non legislativo fornisce orientamenti alla Commissione europea e agli Stati membri.
Gli oceani europei affrontano sfide importanti: la pesca eccessiva, il cambiamento climatico e l'introduzione di specie invasive minacciano la biodiversità marina e i mezzi di sussistenza delle comunità costiere. La risoluzione risponde a una comunicazione della Commissione europea su un approccio più sostenibile alla gestione della pesca.
Il Parlamento chiede in particolare:
Il testo insiste sulla necessità di un approccio ecosistemico, che tenga conto dell'intero ambiente marino anziché concentrarsi su una singola specie.
La risoluzione è stata adottata con 528 voti favorevoli, 21 contrari e 62 astensioni. Questo ampio sostegno mostra un forte consenso politico al Parlamento europeo a favore di una pesca più rispettosa dell'ambiente.
Concretamente, questa risoluzione potrebbe influenzare le future norme europee sulla pesca. I consumatori potrebbero vedere più prodotti ittici provenienti da pesca sostenibile, e le specie invasive potrebbero essere commercializzate (ad esempio il granchio blu nei ristoranti). Le comunità costiere beneficerebbero di un sostegno per adattarsi, il che potrebbe preservare posti di lavoro e tradizioni locali. Proteggendo le specie sensibili, si contribuisce alla salute degli oceani, da cui dipendono a lungo termine la pesca e il turismo.
Il Parlamento europeo ha adottato il 10 marzo 2026, con 528 voti a favore, 21 contrari e 62 astensioni, una risoluzione non vincolante sulla gestione della pesca rispetto alle specie sensibili e invasive. Dietro l'apparente consenso, il testo chiede soprattutto più mezzi, più indicatori e più elenchi, senza toccare le cause che soffocano i pescatori.
Una risoluzione non vincolante impegna solo chi vuole esserlo. Il Parlamento vota un testo che chiede alla Commissione e agli Stati membri di «attuare pienamente» la politica comune della pesca, di «rafforzare» la sorveglianza e di «sviluppare» indicatori. In nessun momento elimina una regola, accorcia una procedura o trasferisce una competenza. Per un pescatore costiero, il costo dell'azione resta intero: gli stessi formulari, gli stessi tempi, le stesse zone chiuse senza indennizzo automatico.
Il testo chiede un indennizzo equo per i pescatori privati dell'accesso alle zone tradizionali, ma lo subordina alle «disposizioni del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura». In altre parole, rinvia a uno sportello esistente, notoriamente lento, senza proporre alcun meccanismo di pagamento rapido. Un indennizzo che arriva tre anni dopo la chiusura di una zona non salva un'impresa: ne finanzia la scomparsa.
Il Mar Mediterraneo si riscalda il 20% più velocemente del resto del globo e ospita più specie esotiche invasive di qualsiasi altro mare. Il testo lo riconosce e chiede sistemi di allerta precoce, soglie regionali e un migliore finanziamento. Ma raccomanda di «stabilire un metodo e dei valori» per fissare tali soglie, senza dire chi decide né secondo quale calendario. Nel frattempo, il granchio blu e il pesce leone continuano a svuotare le nasse e a degradare i fondali.
La proposta più interessante è quella di incentivi finanziari e normativi affinché i pescatori catturino e rimuovano le specie invasive. È una pista liberale: remunerare un servizio ambientale invece di vietare. Ma il testo la accompagna subito con un obiettivo di eradicazione e un monito contro qualsiasi «dipendenza economica» dallo sfruttamento di queste specie. Risultato: i pescatori sono invitati ad agire, poi sospettati di volerne approfittare. Un approccio fondato sulla responsabilità avrebbe fissato un prezzo per tonnellata rimossa, lasciato agli attori il compito di organizzarsi e soppresso le autorizzazioni preventive inutili.
Sulle specie sensibili, la risoluzione chiede di applicare l'articolo 3 del regolamento del 2019 sulle misure tecniche, che già vieta le catture di specie protette. Non dice nulla dei controlli sproporzionati che gravano sulle piccole navi, né dei tempi di autorizzazione per testare attrezzi selettivi. Un approccio sussidiario avrebbe affidato agli Stati membri e ai comitati regionali il compito di fissare soglie adatte a ogni bacino, con obbligo di risultato e non di mezzi, e avrebbe lasciato ai pescatori la possibilità di sperimentare sotto la propria responsabilità.
Il testo invita anche a «tener conto» del cambiamento climatico nelle valutazioni ambientali. Per una PME della pesca, questo significa nuovi studi, nuovi consulenti, nuovi mesi di attesa prima di un permesso. La semplificazione non è nel testo: è rinviata a più tardi. I pescatori pagheranno l'attesa.
Una risoluzione che chiede più studi e più fondi senza eliminare una sola regola non protegge né le specie né gli uomini: protegge lo status quo.
Il Parlamento europeo ha adottato il 10 marzo 2026, con 528 voti a favore, 21 contrari e 62 astensioni, una risoluzione non vincolante sulla gestione della pesca rispetto alle specie sensibili e invasive. Dietro l'apparente consenso, il testo chiede soprattutto più mezzi, più indicatori e più elenchi, senza toccare le cause che soffocano i pescatori.
Una risoluzione non vincolante impegna solo chi vuole esserlo. Il Parlamento vota un testo che chiede alla Commissione e agli Stati membri di «attuare pienamente» la politica comune della pesca, di «rafforzare» la sorveglianza e di «sviluppare» indicatori. In nessun momento elimina una regola, accorcia una procedura o trasferisce una competenza. Per un pescatore costiero, il costo dell'azione resta intero: gli stessi formulari, gli stessi tempi, le stesse zone chiuse senza indennizzo automatico.
Il testo chiede un indennizzo equo per i pescatori privati dell'accesso alle zone tradizionali, ma lo subordina alle «disposizioni del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura». In altre parole, rinvia a uno sportello esistente, notoriamente lento, senza proporre alcun meccanismo di pagamento rapido. Un indennizzo che arriva tre anni dopo la chiusura di una zona non salva un'impresa: ne finanzia la scomparsa.
Il Mar Mediterraneo si riscalda il 20% più velocemente del resto del globo e ospita più specie esotiche invasive di qualsiasi altro mare. Il testo lo riconosce e chiede sistemi di allerta precoce, soglie regionali e un migliore finanziamento. Ma raccomanda di «stabilire un metodo e dei valori» per fissare tali soglie, senza dire chi decide né secondo quale calendario. Nel frattempo, il granchio blu e il pesce leone continuano a svuotare le nasse e a degradare i fondali.
La proposta più interessante è quella di incentivi finanziari e normativi affinché i pescatori catturino e rimuovano le specie invasive. È una pista liberale: remunerare un servizio ambientale invece di vietare. Ma il testo la accompagna subito con un obiettivo di eradicazione e un monito contro qualsiasi «dipendenza economica» dallo sfruttamento di queste specie. Risultato: i pescatori sono invitati ad agire, poi sospettati di volerne approfittare. Un approccio fondato sulla responsabilità avrebbe fissato un prezzo per tonnellata rimossa, lasciato agli attori il compito di organizzarsi e soppresso le autorizzazioni preventive inutili.
Sulle specie sensibili, la risoluzione chiede di applicare l'articolo 3 del regolamento del 2019 sulle misure tecniche, che già vieta le catture di specie protette. Non dice nulla dei controlli sproporzionati che gravano sulle piccole navi, né dei tempi di autorizzazione per testare attrezzi selettivi. Un approccio sussidiario avrebbe affidato agli Stati membri e ai comitati regionali il compito di fissare soglie adatte a ogni bacino, con obbligo di risultato e non di mezzi, e avrebbe lasciato ai pescatori la possibilità di sperimentare sotto la propria responsabilità.
Il testo invita anche a «tener conto» del cambiamento climatico nelle valutazioni ambientali. Per una PME della pesca, questo significa nuovi studi, nuovi consulenti, nuovi mesi di attesa prima di un permesso. La semplificazione non è nel testo: è rinviata a più tardi. I pescatori pagheranno l'attesa.
Una risoluzione che chiede più studi e più fondi senza eliminare una sola regola non protegge né le specie né gli uomini: protegge lo status quo.