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Approvato2026-03-10Istituzioni e procedura

Accesso ai documenti dell'UE: il Parlamento chiede più trasparenza

Testo adottato
A favore60297 %
Contro91 %
Astensione81 %
Non ha votato00 %
Spiegazione dettagliata

Comprendere il testo adottato

In breve

Il 10 marzo 2026, il Parlamento europeo ha adottato una relazione sull'accesso del pubblico ai documenti delle istituzioni dell'UE per il periodo 2022-2024. Il testo valuta l'attuazione del regolamento (CE) n. 1049/2001, che garantisce a ogni cittadino il diritto di consultare i documenti delle istituzioni europee. La relazione formula raccomandazioni per migliorare la trasparenza e l'accesso all'informazione.

Contesto

Il diritto di accesso ai documenti è un pilastro della democrazia europea. Consente a cittadini, giornalisti e ricercatori di controllare il lavoro delle istituzioni. La relazione copre gli anni dal 2022 al 2024 e fa seguito a casi recenti (in particolare le sentenze De Capitani e Public.Resource.Org) che hanno chiarito i limiti di tale diritto. La relatrice, Veronika Cifrová Ostrihoňová (Renew Europe, Slovacchia), ha sottolineato la necessità di modernizzare le regole di fronte alle sfide digitali.

Cosa ha deciso il Parlamento

Il Parlamento ha adottato la relazione con 602 voti favorevoli, 9 contrari e 8 astensioni. Chiede in particolare:

  • un'applicazione più rigorosa del regolamento da parte della Commissione, del Consiglio e del Parlamento stesso;
  • la creazione di un registro pubblico unico per tutti i documenti legislativi;
  • la riduzione delle eccezioni utilizzate per negare l'accesso (ad esempio, la protezione dei processi decisionali);
  • un migliore accesso ai documenti preparatori e ai pareri giuridici;
  • la trasparenza sui lobbisti e sugli incontri con i rappresentanti di interessi.

La relazione critica inoltre la lentezza delle istituzioni nel rispondere alle richieste di accesso e raccomanda termini più brevi.

Risultato della votazione

Il testo è stato adottato a larghissima maggioranza: 602 deputati hanno votato a favore, 9 contro e 8 si sono astenuti. Questo sostegno massiccio dimostra che la trasparenza è una priorità trasversale.

Cosa cambia per voi

Sebbene questa relazione non abbia effetto giuridico diretto, invia un forte segnale politico. Potrebbe portare a una revisione del regolamento sull'accesso ai documenti, facilitando le vostre richieste di informazioni sulle decisioni europee. Concretamente, potreste consultare più facilmente progetti di legge, note interne o verbali di riunioni. Giornalisti e ONG ne trarrebbero vantaggio in termini di capacità investigativa. Nell'attesa, potete già esercitare il vostro diritto inviando una richiesta all'istituzione interessata tramite il suo sito web.

Opinion & analysis

Trasparenza: il Parlamento vota la luce, non ancora il vincolo

Il Parlamento europeo ha adottato il 10 marzo 2026, con 602 voti favorevoli, 9 contrari e 8 astensioni, una risoluzione che sbatte la porta in nome della trasparenza. Ma dietro l'unanimità di facciata, il testo non cambia una virgola del regolamento 1049/2001: constata, denuncia, chiede. Ed è proprio qui che sta il problema.

I punti chiave

  • Risoluzione non legislativa: nessuna modifica vincolante al regolamento 1049/2001, solo appelli politici.
  • Il Parlamento critica il quadro interno riveduto della Commissione nel 2024, che restringe la definizione di documento e moltiplica le presunzioni di non divulgazione.
  • Nel 2024, la Commissione ha ricevuto 6.938 domande iniziali e 641 confermative; nell'85% dei casi esaminati, non ha rispettato i termini legali, con ritardi superiori a sessanta giorni lavorativi nel 60% dei casi.
  • Il Consiglio è accusato di applicare in modo sproporzionato la classificazione LIMITE ai documenti legislativi in corso e di rifiutarsi di aprire i documenti di trilogo.

Un diritto fondamentale, ma un'attuazione che fa acqua

Il Parlamento riafferma che l'accesso ai documenti è un diritto fondamentale. Ha ragione. Ma un diritto che le istituzioni violano impunemente è solo una scenografia. I numeri che cita sono schiaccianti: nel 2024, la Commissione ha ricevuto 6.938 domande iniziali e 641 confermative. Soprattutto, nell'85% dei casi esaminati, non ha deciso entro i termini legali, e nel 60% dei casi il ritardo ha superato i sessanta giorni lavorativi. Un cittadino che aspetta tre mesi per ottenere un documento ha già perso l'uso politico dell'informazione.

La risoluzione critica anche il quadro interno riveduto adottato dalla Commissione nel 2024. Restringendo la definizione di ciò che è un «documento», aggiungendo eccezioni alla registrazione e presunzioni di non divulgazione, la Commissione indebolisce la portata del regolamento. Il Parlamento chiede il rispetto della giurisprudenza della Corte. Ma chi sanziona? Nessuno. Il testo chiede persino che siano previste eventuali sanzioni. È una confessione: allo stato attuale, la trasparenza non è vincolante, è discrezionale.

Il Consiglio, pessimo allievo autoproclamato

Il Consiglio non è da meno. Il Parlamento denuncia la classificazione LIMITE applicata alla maggior parte dei documenti preparatori delle procedure legislative in corso. Concretamente, ciò significa che i cittadini non possono sapere cosa difende il loro governo a Bruxelles prima che la decisione sia presa. La Corte ha però riconosciuto l'accesso ai documenti dei gruppi di lavoro del Consiglio. Ma l'accesso deve ancora essere richiesto, e il Consiglio rifiuta sistematicamente di aprire i documenti di trilogo: ordini del giorno, documenti a quattro colonne, verbali. La trasparenza diventa un privilegio per addetti ai lavori.

Il Parlamento chiede al Consiglio di pubblicare proattivamente le posizioni degli Stati membri. Si misura lo scarto con la realtà: il registro del Consiglio contava oltre 527.000 documenti alla fine del 2024, ma oltre il 72% era già accessibile. Il problema non è il volume, è la selezione. I documenti che contano, quelli che fanno luce sui rapporti di forza, restano opachi. La risoluzione lo dice, ma senza effetto diretto.

Un'alternativa liberale: meno regole, più responsabilità

La vera leva non è accumulare richieste politiche, ma obbligare chi decide a rendere conto. Un approccio fondato sulla sussidiarietà e sul mercato direbbe: rendiamo i documenti accessibili per impostazione predefinita, con eccezioni rigorosamente definite e un termine di risposta vincolante, a pena di nullità della decisione. La trasparenza deve essere un costo per l'amministrazione, non per il cittadino. Il Parlamento propone formazioni, campagne, strumenti. È utile, ma non sostituisce la sanzione. La Commissione e il Consiglio non hanno alcun interesse ad accelerare se il ritardo resta senza conseguenze.

La risoluzione chiede anche un meccanismo indipendente di controllo delle classificazioni e un audit regolare da parte della Mediatrice. Perché no, a condizione che questo organo abbia potere decisionale, non solo consultivo. Sull'intelligenza artificiale, il Parlamento esige la trasparenza sugli algoritmi e sui dati di addestramento. Anche in questo caso, senza obbligo vincolante, resterà un pio desiderio. Le imprese, invece, sanno quanto costa non essere trasparenti: perdono mercati. Le istituzioni, invece, non perdono nulla.

Un diritto senza sanzione non è un diritto, è una promessa di carta.

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