L'11 febbraio 2026, il Parlamento europeo ha adottato una relazione intermedia favorevole alla conclusione di un accordo di associazione tra l'Unione europea (UE) e due micro-Stati: il Principato di Andorra e la Repubblica di San Marino. Questo voto apre la strada a un'integrazione più stretta di questi paesi nel mercato interno dell'UE.
Andorra e San Marino sono piccoli Stati situati rispettivamente nei Pirenei e in Italia. Intrattengono già relazioni privilegiate con l'UE, ma senza un quadro giuridico globale. L'accordo di associazione mira a sostituire gli accordi bilaterali esistenti con un partenariato unico, che copre la partecipazione al mercato interno (libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone), la cooperazione in settori come la ricerca, l'istruzione, la sicurezza e l'istituzione di organi parlamentari congiunti.
Il Parlamento europeo ha adottato una relazione intermedia (non legislativa) che esprime un parere politico favorevole alla conclusione dell'accordo. Tale relazione, preparata dalla deputata Željana Zovko, sottolinea l'importanza dell'associazione per rafforzare le relazioni politiche ed economiche. Insiste sulla necessità di garantire una partecipazione equa dei due micro-Stati al mercato interno, nel rispetto delle norme dell'UE. Il Parlamento chiede inoltre una cooperazione rafforzata in settori quali la lotta alla frode fiscale e al riciclaggio di denaro, nonché una solida dimensione parlamentare per garantire un controllo democratico.
La relazione è stata adottata a larga maggioranza: 552 voti favorevoli, 24 contrari e 75 astensioni. Questo risultato mostra un forte sostegno degli eurodeputati a questo partenariato.
Per i cittadini dell'UE, questo accordo faciliterà gli scambi con Andorra e San Marino. Ad esempio, i viaggiatori potranno beneficiare di formalità doganali semplificate e le imprese avranno un accesso più agevole a questi mercati. Per gli abitanti di Andorra e San Marino, l'accordo consentirà una maggiore mobilità all'interno dell'UE, in particolare per studiare, lavorare o viaggiare. Tuttavia, l'accordo non prevede un'adesione completa all'UE, ma un'associazione stretta, nel rispetto della sovranità di questi micro-Stati. Il Parlamento europeo continuerà a seguire l'attuazione dell'accordo per garantire che sia vantaggioso per tutte le parti.
Il Parlamento europeo ha adottato l'11 febbraio 2026 una relazione interlocutoria che apre la strada all'accordo di associazione con Andorra e San Marino. Dietro il consenso apparente (552 voti a favore, 24 contrari, 75 astensioni), una questione di fondo: l'Unione può offrire l'accesso al proprio mercato interno senza imporre un allineamento regolamentare totale e senza creare nuove distorsioni della concorrenza?
L'accordo di associazione sostituisce le unioni doganali del 1990 e del 1991 con un quadro ben più ambizioso: accesso al mercato interno per beni, servizi, persone e capitali, con allineamento all'acquis. Per Andorra e San Marino è un'opportunità economica di primo piano. Ma il Parlamento insiste: tale accesso è subordinato al rispetto costante dell'insieme delle regole e dei principi del mercato interno. Il corrispettivo è chiaro, ed è un bene: nessuna partecipazione senza adozione delle regole.
La relazione chiede tuttavia un meccanismo di monitoraggio e vigilanza a livello europeo per prevenire qualsiasi restrizione o distorsione della concorrenza. Dietro la formula, un rischio reale: che i due micro-Stati, con le loro risorse amministrative limitate, fatichino ad applicare un acquis tentacolare. Il Parlamento chiede quindi assistenza tecnica e un adattamento delle esigenze, in particolare statistiche, alla loro dimensione. È pragmatico, ma occorrerà vigilare affinché questa flessibilità non diventi una porta aperta a un allineamento à la carte.
Sui servizi finanziari, l'accesso sarà progressivo, su un periodo massimo di quindici anni, e subordinato a una valutazione completa dell'attuazione dell'acquis, in particolare in materia di lotta al riciclaggio. La Commissione potrà sospendere tale accesso in caso di lacune. È un approccio di buon senso: l'accesso al mercato non deve essere un diritto acquisito ma il frutto di una conformità verificata. Il Parlamento chiede persino che le autorità europee di vigilanza informino regolarmente il Parlamento. Una garanzia di trasparenza, ma anche un mezzo di pressione politica.
La relazione ricorda che Andorra e San Marino hanno storicamente ospitato importanti settori finanziari, il che ha talvolta suscitato preoccupazioni quanto alla trasparenza e alla cooperazione fiscale. L'accordo contiene disposizioni sulla buona governance fiscale, lo scambio di informazioni e le norme minime contro l'erosione della base imponibile. Il Parlamento insiste sulla loro attuazione effettiva. Non si può che approvarlo: senza applicazione reale, queste clausole resteranno lettera morta.
Ma occorre essere lucidi: l'allineamento regolamentare ha un costo. Per economie delle dimensioni di Andorra e San Marino, applicare l'interezza dell'acquis comunitario rappresenta una sfida amministrativa e finanziaria considerevole. La relazione lo riconosce e chiede che la Commissione tenga conto delle loro dimensioni e risorse. È necessario, ma attenzione a non trasformare questa flessibilità in un pretesto per ritardare le riforme. La credibilità dell'accordo dipenderà dalla capacità dei due Paesi di rispettare i propri impegni nei tempi previsti.
Infine, il Parlamento si compiace che l'accordo sia un accordo puramente UE, il che consentirà una ratifica rapida. Si tratta di un punto politico importante: evitare le ratifiche nazionali che avrebbero potuto bloccare o rallentare il processo. Ma ciò significa anche che il Parlamento europeo e la Commissione porteranno da soli la responsabilità della vigilanza. Un meccanismo di monitoraggio europeo è dunque indispensabile, a condizione che non si trasformi in un carrozzone burocratico. La palla passa alla Commissione.
L'accesso al mercato interno non è un diritto acquisito: è un privilegio che si merita con riforme concrete.
Il Parlamento europeo ha adottato l'11 febbraio 2026 una relazione interlocutoria che apre la strada all'accordo di associazione con Andorra e San Marino. Dietro il consenso apparente (552 voti a favore, 24 contrari, 75 astensioni), una questione di fondo: l'Unione può offrire l'accesso al proprio mercato interno senza imporre un allineamento regolamentare totale e senza creare nuove distorsioni della concorrenza?
L'accordo di associazione sostituisce le unioni doganali del 1990 e del 1991 con un quadro ben più ambizioso: accesso al mercato interno per beni, servizi, persone e capitali, con allineamento all'acquis. Per Andorra e San Marino è un'opportunità economica di primo piano. Ma il Parlamento insiste: tale accesso è subordinato al rispetto costante dell'insieme delle regole e dei principi del mercato interno. Il corrispettivo è chiaro, ed è un bene: nessuna partecipazione senza adozione delle regole.
La relazione chiede tuttavia un meccanismo di monitoraggio e vigilanza a livello europeo per prevenire qualsiasi restrizione o distorsione della concorrenza. Dietro la formula, un rischio reale: che i due micro-Stati, con le loro risorse amministrative limitate, fatichino ad applicare un acquis tentacolare. Il Parlamento chiede quindi assistenza tecnica e un adattamento delle esigenze, in particolare statistiche, alla loro dimensione. È pragmatico, ma occorrerà vigilare affinché questa flessibilità non diventi una porta aperta a un allineamento à la carte.
Sui servizi finanziari, l'accesso sarà progressivo, su un periodo massimo di quindici anni, e subordinato a una valutazione completa dell'attuazione dell'acquis, in particolare in materia di lotta al riciclaggio. La Commissione potrà sospendere tale accesso in caso di lacune. È un approccio di buon senso: l'accesso al mercato non deve essere un diritto acquisito ma il frutto di una conformità verificata. Il Parlamento chiede persino che le autorità europee di vigilanza informino regolarmente il Parlamento. Una garanzia di trasparenza, ma anche un mezzo di pressione politica.
La relazione ricorda che Andorra e San Marino hanno storicamente ospitato importanti settori finanziari, il che ha talvolta suscitato preoccupazioni quanto alla trasparenza e alla cooperazione fiscale. L'accordo contiene disposizioni sulla buona governance fiscale, lo scambio di informazioni e le norme minime contro l'erosione della base imponibile. Il Parlamento insiste sulla loro attuazione effettiva. Non si può che approvarlo: senza applicazione reale, queste clausole resteranno lettera morta.
Ma occorre essere lucidi: l'allineamento regolamentare ha un costo. Per economie delle dimensioni di Andorra e San Marino, applicare l'interezza dell'acquis comunitario rappresenta una sfida amministrativa e finanziaria considerevole. La relazione lo riconosce e chiede che la Commissione tenga conto delle loro dimensioni e risorse. È necessario, ma attenzione a non trasformare questa flessibilità in un pretesto per ritardare le riforme. La credibilità dell'accordo dipenderà dalla capacità dei due Paesi di rispettare i propri impegni nei tempi previsti.
Infine, il Parlamento si compiace che l'accordo sia un accordo puramente UE, il che consentirà una ratifica rapida. Si tratta di un punto politico importante: evitare le ratifiche nazionali che avrebbero potuto bloccare o rallentare il processo. Ma ciò significa anche che il Parlamento europeo e la Commissione porteranno da soli la responsabilità della vigilanza. Un meccanismo di monitoraggio europeo è dunque indispensabile, a condizione che non si trasformi in un carrozzone burocratico. La palla passa alla Commissione.
L'accesso al mercato interno non è un diritto acquisito: è un privilegio che si merita con riforme concrete.