L'11 febbraio 2026, il Parlamento europeo ha votato sul rinnovo dell'autorizzazione all'immissione in commercio di prodotti contenenti cotone geneticamente modificato GHB614 × LLCotton25. Questo cotone OGM è già autorizzato nell'UE da diversi anni e la sua autorizzazione stava per scadere. Il voto ha dato luogo a un dibattito sulla sicurezza degli OGM e sulla trasparenza del processo di autorizzazione.
Il cotone GHB614 × LLCotton25 è un organismo geneticamente modificato (OGM) sviluppato per essere tollerante a determinati erbicidi. Viene utilizzato principalmente per l'alimentazione animale e prodotti derivati (olio, ecc.). L'azienda Bayer ha richiesto il rinnovo della sua autorizzazione per una durata di 10 anni, conformemente al regolamento (CE) n. 1829/2003 sugli alimenti e mangimi geneticamente modificati. L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha emesso un parere favorevole, ritenendo che il cotone OGM non presenti nuovi rischi per la salute umana, animale o l'ambiente rispetto alla sua versione precedente. Tuttavia, diversi studi scientifici indipendenti hanno sollevato preoccupazioni riguardo a possibili effetti a lungo termine e all'impatto sulla biodiversità.
Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che si oppone al progetto di decisione della Commissione europea di rinnovare l'autorizzazione. Con 463 voti favorevoli, 164 contrari e 21 astensioni, i deputati hanno chiesto alla Commissione di non rinnovare l'autorizzazione di questo cotone OGM. Ritengono che il processo di valutazione del rischio non abbia sufficientemente considerato gli studi indipendenti e che le condizioni dell'autorizzazione iniziale non siano state pienamente rispettate. In particolare, sottolineano che i dati forniti dal richiedente sono insufficienti per garantire l'assenza di effetti negativi sull'ambiente a lungo termine. La risoluzione non è giuridicamente vincolante, ma invia un segnale politico forte alla Commissione, che ora deve decidere se seguire il parere del Parlamento o mantenere il suo progetto.
Il voto ha avuto luogo per appello nominale (scrutinio elettronico) con il seguente risultato:
La maggioranza dei deputati ha quindi seguito la posizione dei gruppi politici che chiedevano il rigetto del rinnovo, in particolare i Verdi/ALE, la Sinistra e una parte dei Socialisti e Democratici (S&D). I gruppi conservatori (PPE) e liberali (Renew) erano più divisi.
Se la Commissione segue il parere del Parlamento, l'autorizzazione di questo cotone OGM non sarà rinnovata. Ciò significa che i prodotti contenenti questo cotone (principalmente mangimi importati) non potranno più essere immessi in commercio nell'UE. Per i consumatori, non avrà un impatto diretto immediato, poiché questo cotone è utilizzato in prodotti trasformati e non in alimenti freschi. Tuttavia, potrebbe influenzare le importazioni di alcuni prodotti agricoli e avere conseguenze sui prezzi dei mangimi. Dal punto di vista ambientale, l'opposizione del Parlamento riflette una crescente richiesta di prudenza nei confronti degli OGM e di rafforzamento dei criteri di valutazione. I cittadini che desiderano seguire questo dossier possono consultare il sito del Parlamento europeo per conoscere la decisione finale della Commissione.
L'11 febbraio 2026, il Parlamento europeo ha adottato con 463 voti contro 164 e 21 astensioni una risoluzione che obietta al progetto di decisione della Commissione di rinnovare l'autorizzazione del cotone geneticamente modificato GHB614 × LLCotton25. Non è un mandato negoziale, è un rifiuto politico esplicito: il Parlamento chiede il ritiro del progetto e invita a non rinnovare l'autorizzazione. Dietro questo voto, una questione di fondo: chi decide, e su quali prove?
Il Parlamento non contesta soltanto un cotone. Constata che la procedura di autorizzazione degli OGM non produce più una decisione legittima: il comitato permanente non ha raggiunto una maggioranza qualificata, la Commissione procede comunque, e il Parlamento si ritrova a obiettare senza poter vincolare giuridicamente l'esecutivo. Questo voto è un segnale d'allarme su una catena decisionale in cui nessuno si assume la responsabilità finale.
La risoluzione chiede alla Commissione di ritirare il progetto e di non rinnovare l'autorizzazione, basandosi sull'assenza di studi tossicologici a lungo termine e di analisi degli effetti cumulativi. Sottolinea anche l'incoerenza di autorizzare l'importazione di prodotti derivati da piante tolleranti a erbicidi vietati nell'Unione, come il glufosinato, classificato tossico per la riproduzione 1B. Per un agricoltore europeo, questo significa concorrenza sleale: non può usare queste sostanze, ma subisce i loro residui negli alimenti importati.
Il meccanismo è semplice: l'EFSA ha emesso un parere favorevole nel 2025 senza esaminare gli effetti ambientali e socioeconomici più ampi, che ritiene fuori dalla propria competenza. Il Parlamento ne conclude che l'autorizzazione non si basa su prove sufficienti. È un'inversione dell'onere della prova: non spetta più al richiedente dimostrare l'innocuità a lungo termine, ma alle istituzioni giustificare l'assenza di dubbi. Una tale inversione ha un costo: blocca innovazioni e importazioni senza necessariamente migliorare la protezione se i controlli restano lacunosi.
La vera alternativa liberale e sussidiaria sarebbe chiarire le competenze: o l'EFSA valuta realmente questi effetti, oppure gli Stati membri si assumono la decisione a livello nazionale, con regole chiare sulla responsabilità. Allo stato attuale, il Parlamento chiede una riforma della procedura, ma senza dire chi deciderà in ultima istanza. Senza maggioranza qualificata, si rischia di perpetuare l'instabilità attuale, in cui ogni rinnovo diventa un braccio di ferro politico.
Obiettare senza poter decidere significa constatare il fallimento di una procedura, non risolverlo.
L'11 febbraio 2026, il Parlamento europeo ha adottato con 463 voti contro 164 e 21 astensioni una risoluzione che obietta al progetto di decisione della Commissione di rinnovare l'autorizzazione del cotone geneticamente modificato GHB614 × LLCotton25. Non è un mandato negoziale, è un rifiuto politico esplicito: il Parlamento chiede il ritiro del progetto e invita a non rinnovare l'autorizzazione. Dietro questo voto, una questione di fondo: chi decide, e su quali prove?
Il Parlamento non contesta soltanto un cotone. Constata che la procedura di autorizzazione degli OGM non produce più una decisione legittima: il comitato permanente non ha raggiunto una maggioranza qualificata, la Commissione procede comunque, e il Parlamento si ritrova a obiettare senza poter vincolare giuridicamente l'esecutivo. Questo voto è un segnale d'allarme su una catena decisionale in cui nessuno si assume la responsabilità finale.
La risoluzione chiede alla Commissione di ritirare il progetto e di non rinnovare l'autorizzazione, basandosi sull'assenza di studi tossicologici a lungo termine e di analisi degli effetti cumulativi. Sottolinea anche l'incoerenza di autorizzare l'importazione di prodotti derivati da piante tolleranti a erbicidi vietati nell'Unione, come il glufosinato, classificato tossico per la riproduzione 1B. Per un agricoltore europeo, questo significa concorrenza sleale: non può usare queste sostanze, ma subisce i loro residui negli alimenti importati.
Il meccanismo è semplice: l'EFSA ha emesso un parere favorevole nel 2025 senza esaminare gli effetti ambientali e socioeconomici più ampi, che ritiene fuori dalla propria competenza. Il Parlamento ne conclude che l'autorizzazione non si basa su prove sufficienti. È un'inversione dell'onere della prova: non spetta più al richiedente dimostrare l'innocuità a lungo termine, ma alle istituzioni giustificare l'assenza di dubbi. Una tale inversione ha un costo: blocca innovazioni e importazioni senza necessariamente migliorare la protezione se i controlli restano lacunosi.
La vera alternativa liberale e sussidiaria sarebbe chiarire le competenze: o l'EFSA valuta realmente questi effetti, oppure gli Stati membri si assumono la decisione a livello nazionale, con regole chiare sulla responsabilità. Allo stato attuale, il Parlamento chiede una riforma della procedura, ma senza dire chi deciderà in ultima istanza. Senza maggioranza qualificata, si rischia di perpetuare l'instabilità attuale, in cui ogni rinnovo diventa un braccio di ferro politico.
Obiettare senza poter decidere significa constatare il fallimento di una procedura, non risolverlo.