Il Parlamento europeo ha adottato il 30 aprile 2026 una risoluzione che chiede alla Commissione e agli Stati membri di rimuovere gli ostacoli all'imprenditorialità femminile nelle zone rurali, insulari e ultraperiferiche. Chiede un migliore accesso ai finanziamenti, un fondo dedicato alle fondatrici d'impresa, un conto di risparmio-investimento adatto alle donne delle zone svantaggiate e una relazione annuale sulla piattaforma per le donne in agricoltura. Il testo non è una legge: esprime la posizione politica del Parlamento e non crea alcun obbligo giuridico vincolante.
Le donne imprenditrici delle zone rurali, insulari e ultraperiferiche affrontano ostacoli specifici: mancanza di servizi di assistenza all'infanzia, accesso limitato al credito e alle reti, divari di cultura finanziaria. Un'indagine della Commissione europea ha mostrato che gli uomini ottenevano in media 18 punti percentuali in più rispetto alle donne in materia di conoscenze finanziarie. La Commissione ha annunciato la sua intenzione di creare una piattaforma per le donne in agricoltura e ha presentato la sua strategia per un'unione del risparmio e degli investimenti. Il Parlamento ha deciso di rispondere a questi annunci con una serie di richieste politiche.
Fondo per le fondatrici d'impresaIl Parlamento invita la Commissione a creare un fondo dedicato per offrire un sostegno finanziario mirato e possibilità di investimento alle imprese guidate da donne, in particolare nelle zone rurali e insulari.
Conto di risparmio-investimento su misuraSostiene la strategia dell'unione del risparmio e degli investimenti e chiede un conto di risparmio-investimento appositamente concepito per le donne che vivono nelle zone svantaggiate.
Relazione annuale sulle donne agricoltriciIl Parlamento accoglie con favore l'impegno della Commissione a creare una piattaforma per le donne in agricoltura e le chiede di presentare ogni anno una relazione sulle sue attività e sui suoi risultati.
Finanziamenti europei dopo il 2027Chiede che l'imprenditorialità femminile nelle zone rurali, montane, frontalieri, insulari e ultraperiferiche sia pienamente sostenuta nel prossimo bilancio dell'UE dopo il 2027, con una considerazione della parità tra donne e uomini in tutti i programmi.
Assistenza all'infanzia e formazioneInvita gli Stati membri a dare priorità agli investimenti nell'istruzione e nell'accoglienza della prima infanzia attraverso i fondi europei, e a sviluppare formazioni per le donne in digitalizzazione, finanza e gestione d'impresa, nonché reti di mentorato.
La risoluzione è stata adottata con 404 voti favorevoli, 102 contrari e 67 astensioni durante una votazione elettronica per appello nominale.
Per le donne che dirigono o desiderano creare un'impresa nelle zone rurali, insulari o ultraperiferiche, questa risoluzione invia un segnale politico forte: il Parlamento europeo chiede che i fondi europei siano più accessibili, che siano sviluppate formazioni e reti di mentorato e che l'assistenza all'infanzia sia meglio finanziata. Non cambia direttamente il diritto in vigore e non crea nuovi diritti esecutivi. Le richieste, come la creazione di un fondo per le fondatrici o di un conto di risparmio dedicato, dovranno essere concretizzate dalla Commissione e dagli Stati membri per avere un effetto reale.
Il 30 aprile 2026 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che chiede un fondo dedicato alle fondatrici d'impresa, un conto di risparmio-investimento su misura e un migliore accesso ai finanziamenti europei per le donne delle zone rurali, insulari e ultraperiferiche. Il voto è netto (404 favorevoli, 102 contrari, 67 astensioni), ma il testo non è una legge: esprime un'intenzione politica e non crea alcun diritto esecutivo. La vera posta in gioco non è l'importo dei fondi, ma il metodo: si vuole aiutare le donne a fare impresa eliminando gli ostacoli, o aggiungendo sportelli, etichette e relazioni?
Il Parlamento chiede un fondo dedicato, un conto di risparmio vincolato, una carta europea per la parità di accesso ai finanziamenti e una strategia integrata con obiettivi misurabili. Ogni aggiunta si giustifica con un problema reale: le donne rurali accedono meno al credito, alle reti e all'informazione. Ma ogni nuovo dispositivo crea anche uno strato amministrativo, una pratica in più, un criterio di ammissibilità in più. Per un'imprenditrice isolata, il costo del tempo speso a compilare moduli è un costo opportunità: sono ore sottratte alla prospezione o alla produzione.
Il testo riconosce del resto che la mancanza di servizi di custodia dei bambini accessibili resta uno dei principali ostacoli. Ora, la risposta proposta è investire tramite il FSE+ e il FEDER, non liberare l'offerta di custodia dei bambini. Un approccio liberale sarebbe consistito nel ridurre le norme che rincarano la creazione di asili nido e nel lasciare alle comunità locali l'organizzazione di soluzioni adatte, invece di finanziare programmi calati dall'alto. Allo stesso modo, il conto di risparmio-investimento «su misura» per le donne delle zone svantaggiate presuppone un'ingegneria finanziaria pubblica complessa, mentre un quadro fiscale semplice e neutro incentiverebbe tutti i risparmiatori, donne e uomini, a investire nelle imprese locali.
Il Parlamento ha ragione a opporsi alla centralizzazione della politica di coesione e a difendere il principio di partenariato. Ma nello stesso tempo chiede una strategia europea integrata con risorse dedicate, il che spinge nella direzione opposta: un coordinamento centralizzato che fissa obiettivi e indicatori, poi chiede alle regioni di conformarvisi. La sussidiarietà non è uno slogan: significa che le decisioni sull'uso dei fondi devono restare al livello più vicino ai beneficiari, con regole semplici e un controllo a posteriori.
Il voto (404 favorevoli, 102 contrari, 67 astensioni) mostra una larga maggioranza per inviare un segnale politico. I gruppi che hanno votato contro o si sono astenuti non contestano l'obiettivo di aiutare le donne imprenditrici, ma senza dubbio il riflesso regolatorio e di bilancio. Il testo non crea alcun obbligo, ma prepara il terreno per la prossima programmazione di bilancio: gli appelli a un fondo dedicato e a risorse stabili nel QFP post-2027 sono palloni di prova. I contribuenti e le imprese devono sapere che queste richieste, se fossero seguite, si tradurrebbero in nuove linee di bilancio o in riassegnazioni all'interno dei fondi esistenti.
La risoluzione menziona anche la necessità di ridurre gli oneri amministrativi (punto 14), ma senza fissare obiettivi vincolanti. È il paradosso: si chiede meno burocrazia creando nuovi strumenti. Un'alternativa credibile sarebbe stata subordinare i fondi esistenti a risultati misurabili, ampliare l'accesso al credito eliminando le barriere regolatorie all'ingresso e lasciare che le regioni sperimentassero soluzioni di custodia dei bambini e di mentoring senza passare per bandi europei. Il Parlamento ha preferito la via delle raccomandazioni, che non costa nulla politicamente ma non libera nemmeno le energie.
Non si creano imprenditrici con fondi vincolati, le si libera eliminando gli ostacoli.
Il 30 aprile 2026 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che chiede un fondo dedicato alle fondatrici d'impresa, un conto di risparmio-investimento su misura e un migliore accesso ai finanziamenti europei per le donne delle zone rurali, insulari e ultraperiferiche. Il voto è netto (404 favorevoli, 102 contrari, 67 astensioni), ma il testo non è una legge: esprime un'intenzione politica e non crea alcun diritto esecutivo. La vera posta in gioco non è l'importo dei fondi, ma il metodo: si vuole aiutare le donne a fare impresa eliminando gli ostacoli, o aggiungendo sportelli, etichette e relazioni?
Il Parlamento chiede un fondo dedicato, un conto di risparmio vincolato, una carta europea per la parità di accesso ai finanziamenti e una strategia integrata con obiettivi misurabili. Ogni aggiunta si giustifica con un problema reale: le donne rurali accedono meno al credito, alle reti e all'informazione. Ma ogni nuovo dispositivo crea anche uno strato amministrativo, una pratica in più, un criterio di ammissibilità in più. Per un'imprenditrice isolata, il costo del tempo speso a compilare moduli è un costo opportunità: sono ore sottratte alla prospezione o alla produzione.
Il testo riconosce del resto che la mancanza di servizi di custodia dei bambini accessibili resta uno dei principali ostacoli. Ora, la risposta proposta è investire tramite il FSE+ e il FEDER, non liberare l'offerta di custodia dei bambini. Un approccio liberale sarebbe consistito nel ridurre le norme che rincarano la creazione di asili nido e nel lasciare alle comunità locali l'organizzazione di soluzioni adatte, invece di finanziare programmi calati dall'alto. Allo stesso modo, il conto di risparmio-investimento «su misura» per le donne delle zone svantaggiate presuppone un'ingegneria finanziaria pubblica complessa, mentre un quadro fiscale semplice e neutro incentiverebbe tutti i risparmiatori, donne e uomini, a investire nelle imprese locali.
Il Parlamento ha ragione a opporsi alla centralizzazione della politica di coesione e a difendere il principio di partenariato. Ma nello stesso tempo chiede una strategia europea integrata con risorse dedicate, il che spinge nella direzione opposta: un coordinamento centralizzato che fissa obiettivi e indicatori, poi chiede alle regioni di conformarvisi. La sussidiarietà non è uno slogan: significa che le decisioni sull'uso dei fondi devono restare al livello più vicino ai beneficiari, con regole semplici e un controllo a posteriori.
Il voto (404 favorevoli, 102 contrari, 67 astensioni) mostra una larga maggioranza per inviare un segnale politico. I gruppi che hanno votato contro o si sono astenuti non contestano l'obiettivo di aiutare le donne imprenditrici, ma senza dubbio il riflesso regolatorio e di bilancio. Il testo non crea alcun obbligo, ma prepara il terreno per la prossima programmazione di bilancio: gli appelli a un fondo dedicato e a risorse stabili nel QFP post-2027 sono palloni di prova. I contribuenti e le imprese devono sapere che queste richieste, se fossero seguite, si tradurrebbero in nuove linee di bilancio o in riassegnazioni all'interno dei fondi esistenti.
La risoluzione menziona anche la necessità di ridurre gli oneri amministrativi (punto 14), ma senza fissare obiettivi vincolanti. È il paradosso: si chiede meno burocrazia creando nuovi strumenti. Un'alternativa credibile sarebbe stata subordinare i fondi esistenti a risultati misurabili, ampliare l'accesso al credito eliminando le barriere regolatorie all'ingresso e lasciare che le regioni sperimentassero soluzioni di custodia dei bambini e di mentoring senza passare per bandi europei. Il Parlamento ha preferito la via delle raccomandazioni, che non costa nulla politicamente ma non libera nemmeno le energie.
Non si creano imprenditrici con fondi vincolati, le si libera eliminando gli ostacoli.