Il 22 gennaio 2026, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che condanna il tentativo di presa di controllo del gruppo audiovisivo pubblico lituano (LRT) da parte del governo. Questo caso è considerato una grave minaccia per la democrazia e l'indipendenza dei media in Lituania.
Nel 2025, il governo lituano ha proposto una legge volta a modificare la governance del radiodiffusore pubblico LRT, consentendo al governo di nominare direttamente i membri del consiglio di amministrazione. Questa iniziativa è stata percepita come un tentativo di mettere le mani su un media indipendente, suscitando aspre critiche da parte delle organizzazioni per la difesa dei media e dell'opposizione politica. Il Parlamento europeo ha affrontato la questione, ritenendo che la libertà dei media sia un pilastro fondamentale della democrazia.
Nella sua risoluzione, il Parlamento europeo:
La risoluzione è stata adottata con 385 voti favorevoli, 165 contrari e 35 astensioni. Questo ampio sostegno mostra che la maggioranza dei deputati europei considera questo caso una questione di principio per l'Unione europea.
Questa risoluzione invia un segnale forte: l'Unione europea non tollera i tentativi di mettere a tacere i media indipendenti. Per i cittadini lituani, significa che il Parlamento europeo è al loro fianco per difendere il loro diritto a un'informazione libera e pluralista. Per tutti gli europei, è un promemoria che la libertà dei media è un valore fondamentale dell'UE, che deve essere protetto in ogni circostanza. La risoluzione non ha forza giuridica vincolante, ma esercita una pressione politica sul governo lituano e sulla Commissione europea affinché agiscano.
Il Parlamento europeo ha adottato il 22 gennaio 2026 una risoluzione che condanna i tentativi di presa di controllo politico del gruppo audiovisivo pubblico lituano LRT. Il testo non è vincolante, ma indica un meccanismo preciso: modificare la legge per abbassare la soglia di revoca del direttore generale, sopprimere l'esigenza di un motivo di interesse pubblico e introdurre il voto a scrutinio segreto. Sono questi tre leve che organizzano una presa politica, non la qualità dei programmi.
Abbassare la soglia di revoca del direttore generale di LRT, sopprimere l'esigenza di un motivo di interesse pubblico e introdurre il voto segreto significa togliere al diritto il suo ruolo di protezione contro l'arbitrio. Una revoca decisa a maggioranza semplice, senza giustificazione oggettiva e senza tracciabilità del voto, trasforma un incarico di direzione editoriale in un trofeo politico. Il meccanismo è semplice: chi nomina e revoca senza vincoli controlla il contenuto, e l'indipendenza editoriale diventa una promessa senza garanzia.
Il Parlamento ricorda che l'articolo 5 del regolamento europeo sulla libertà dei media impone procedure trasparenti e oggettive di nomina e revoca, e che ogni revoca anticipata deve restare eccezionale e giustificata. La risoluzione chiede anche al Seimas di ridurre il numero di seggi attribuiti alle persone nominate da organi politici nel consiglio di LRT. È la direzione giusta: meno politica nella governance, più criteri professionali. Ma una risoluzione non riscrive la legge. La palla resta nel campo degli eletti lituani, che devono rispondere dei loro voti.
Congelare o ridurre il bilancio di LRT senza necessità economica oggettiva significa usare il bilancio come strumento di pressione. Il Parlamento lo dice chiaramente: questa pratica è incompatibile con l'articolo 5, paragrafo 3, del regolamento europeo sulla libertà dei media, che esige procedure di finanziamento fondate su criteri trasparenti e oggettivi, in grado di garantire risorse sufficienti, durature e prevedibili. Il meccanismo è anche qui implacabile: un media pubblico privato di risorse prevedibili diventa vulnerabile agli arbitraggi politici, e la sua capacità di indagare sui poteri in carica si indebolisce.
La risoluzione chiede alla Commissione di monitorare la situazione e di utilizzare, in caso di non conformità, le procedure di infrazione e la cassetta degli attrezzi dello Stato di diritto. È una pressione legittima, ma interviene a posteriori. Un approccio fondato sulla sussidiarietà avrebbe richiesto garanzie istituzionali a monte: un finanziamento pluriennale indicizzato, indipendente dal beneplacito del governo, e una governance in cui i professionisti dell'informazione, non gli apparati partitici, designino la direzione. Il Parlamento avrebbe potuto chiedere che il finanziamento di LRT fosse fissato da una formula oggettiva, meno discrezionale.
Il testo condanna giustamente le pressioni politiche, ma resta silenzioso su un punto: la concorrenza nel settore audiovisivo. Un media pubblico indipendente non ha bisogno di essere l'unico attore né il più grande per essere utile. La libertà dei media si rafforza anche con un ecosistema pluralista in cui i media privati possono svilupparsi senza barriere regolamentari eccessive. Il Parlamento europeo avrebbe potuto ricordare che la migliore garanzia contro la cattura politica è la diversità delle fonti e la libertà d'impresa nei media.
Infine, la risoluzione denuncia con ragione gli attacchi contro i media pubblici, ma generalizza attribuendo questi attacchi ad «attori di estrema destra». La critica dei media pubblici è legittima in una democrazia, e ridurla a un'etichetta ideologica indebolisce l'argomento. Ciò che è condannabile non sono i dibattiti sul finanziamento o sulla missione di LRT, ma le misure che organizzano la dipendenza politica. La distinzione merita di essere fatta, pena trasformare una giusta causa in un processo alle intenzioni.
Una legge che permette di revocare un direttore senza motivo e di votare a scrutinio segreto non è una riforma, è una presa di controllo.
Il Parlamento europeo ha adottato il 22 gennaio 2026 una risoluzione che condanna i tentativi di presa di controllo politico del gruppo audiovisivo pubblico lituano LRT. Il testo non è vincolante, ma indica un meccanismo preciso: modificare la legge per abbassare la soglia di revoca del direttore generale, sopprimere l'esigenza di un motivo di interesse pubblico e introdurre il voto a scrutinio segreto. Sono questi tre leve che organizzano una presa politica, non la qualità dei programmi.
Abbassare la soglia di revoca del direttore generale di LRT, sopprimere l'esigenza di un motivo di interesse pubblico e introdurre il voto segreto significa togliere al diritto il suo ruolo di protezione contro l'arbitrio. Una revoca decisa a maggioranza semplice, senza giustificazione oggettiva e senza tracciabilità del voto, trasforma un incarico di direzione editoriale in un trofeo politico. Il meccanismo è semplice: chi nomina e revoca senza vincoli controlla il contenuto, e l'indipendenza editoriale diventa una promessa senza garanzia.
Il Parlamento ricorda che l'articolo 5 del regolamento europeo sulla libertà dei media impone procedure trasparenti e oggettive di nomina e revoca, e che ogni revoca anticipata deve restare eccezionale e giustificata. La risoluzione chiede anche al Seimas di ridurre il numero di seggi attribuiti alle persone nominate da organi politici nel consiglio di LRT. È la direzione giusta: meno politica nella governance, più criteri professionali. Ma una risoluzione non riscrive la legge. La palla resta nel campo degli eletti lituani, che devono rispondere dei loro voti.
Congelare o ridurre il bilancio di LRT senza necessità economica oggettiva significa usare il bilancio come strumento di pressione. Il Parlamento lo dice chiaramente: questa pratica è incompatibile con l'articolo 5, paragrafo 3, del regolamento europeo sulla libertà dei media, che esige procedure di finanziamento fondate su criteri trasparenti e oggettivi, in grado di garantire risorse sufficienti, durature e prevedibili. Il meccanismo è anche qui implacabile: un media pubblico privato di risorse prevedibili diventa vulnerabile agli arbitraggi politici, e la sua capacità di indagare sui poteri in carica si indebolisce.
La risoluzione chiede alla Commissione di monitorare la situazione e di utilizzare, in caso di non conformità, le procedure di infrazione e la cassetta degli attrezzi dello Stato di diritto. È una pressione legittima, ma interviene a posteriori. Un approccio fondato sulla sussidiarietà avrebbe richiesto garanzie istituzionali a monte: un finanziamento pluriennale indicizzato, indipendente dal beneplacito del governo, e una governance in cui i professionisti dell'informazione, non gli apparati partitici, designino la direzione. Il Parlamento avrebbe potuto chiedere che il finanziamento di LRT fosse fissato da una formula oggettiva, meno discrezionale.
Il testo condanna giustamente le pressioni politiche, ma resta silenzioso su un punto: la concorrenza nel settore audiovisivo. Un media pubblico indipendente non ha bisogno di essere l'unico attore né il più grande per essere utile. La libertà dei media si rafforza anche con un ecosistema pluralista in cui i media privati possono svilupparsi senza barriere regolamentari eccessive. Il Parlamento europeo avrebbe potuto ricordare che la migliore garanzia contro la cattura politica è la diversità delle fonti e la libertà d'impresa nei media.
Infine, la risoluzione denuncia con ragione gli attacchi contro i media pubblici, ma generalizza attribuendo questi attacchi ad «attori di estrema destra». La critica dei media pubblici è legittima in una democrazia, e ridurla a un'etichetta ideologica indebolisce l'argomento. Ciò che è condannabile non sono i dibattiti sul finanziamento o sulla missione di LRT, ma le misure che organizzano la dipendenza politica. La distinzione merita di essere fatta, pena trasformare una giusta causa in un processo alle intenzioni.
Una legge che permette di revocare un direttore senza motivo e di votare a scrutinio segreto non è una riforma, è una presa di controllo.