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Approvato2026-02-10Economia e mercato unico

Il Parlamento europeo approva la relazione annuale 2025 della Banca centrale europea

Testo adottato
A favore44370 %
Contro7111 %
Astensione11719 %
Non ha votato00 %
Spiegazione dettagliata

Comprendere il testo adottato

In breve

Il 10 febbraio 2026, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sulla relazione annuale 2025 della Banca centrale europea (BCE). Il testo approva gli orientamenti generali della BCE, formulando al contempo raccomandazioni su governance, politica monetaria e ruolo della banca nel sostegno all'economia dell'Unione europea.

Contesto

Ogni anno, la BCE pubblica una relazione sulle sue attività. Il Parlamento europeo esamina tale relazione e adotta una risoluzione che esprime la sua posizione. Questo dialogo consente un controllo democratico della BCE, che è indipendente nella sua politica monetaria ma deve rendere conto alle istituzioni europee.

Cosa ha deciso il Parlamento

Nella sua risoluzione, il Parlamento:

  • Approva la gestione della politica monetaria da parte della BCE nel 2025, in particolare i suoi sforzi per contenere l'inflazione.
  • Sottolinea l'importanza dell'obiettivo secondario della BCE: sostenere le politiche economiche generali dell'Unione, senza compromettere il suo obiettivo principale di stabilità dei prezzi.
  • Raccomanda di migliorare la trasparenza e la comunicazione della BCE nei confronti dei cittadini.
  • Insiste sulla necessità di tenere conto delle conseguenze sociali e ambientali della politica monetaria.

Risultato della votazione

La risoluzione è stata adottata con 443 voti favorevoli, 71 contrari e 117 astensioni. Questo ampio sostegno mostra un consenso tra i principali gruppi politici sulla valutazione positiva del lavoro della BCE.

Cosa significa per i cittadini

La BCE fissa i tassi di interesse che influenzano il costo dei mutui immobiliari, dei prestiti alle imprese e del risparmio. Approvando la sua relazione, il Parlamento convalida indirettamente le decisioni che hanno un impatto sul vostro potere d'acquisto e sull'economia in generale. La risoluzione chiede inoltre alla BCE di spiegare meglio le sue azioni, il che può aiutarvi a capire perché i tassi cambiano e come ciò influisce sulla vostra vita quotidiana.

Opinion & analysis

La BCE deve rendere conto, non concedere favori

Il Parlamento europeo ha adottato il 10 febbraio 2026, con 443 voti a favore, 71 contrari e 117 astensioni, una risoluzione che prende atto della relazione annuale 2025 della Banca centrale europea. Dietro le congratulazioni di rito sul calo dell'inflazione, il testo pone una domanda semplice: una banca centrale indipendente può restare responsabile delle proprie scelte davanti agli eletti, senza che questa accountability diventi una tutela politica? La risposta sta in un equilibrio che la risoluzione cerca, talvolta goffamente.

I punti chiave

  • Il Parlamento plaude al taglio di 200 punti base del tasso sui depositi tra giugno 2024 e giugno 2025, pur invitando alla prudenza basata sui dati per il futuro.
  • Invita la BCE a valutare in profondità le cause dell'inflazione post-pandemia e ad abbandonare progressivamente i suoi programmi di acquisto di titoli di Stato.
  • Sostiene l'inclusione degli affitti figurativi nell'indice dei prezzi, a condizione di un metodo armonizzato, e chiede maggiore trasparenza sui modelli e sulle ipotesi.
  • Riafferma che le nomine al comitato esecutivo devono rispettare l'equilibrio tra donne e uomini, basarsi sul merito e che liste ristrette siano sottoposte al Parlamento.

Un'indipendenza che non deve essere un isolamento

La risoluzione ricorda giustamente che l'indipendenza statutaria della BCE è la condizione del suo mandato: la stabilità dei prezzi. Ma aggiunge una sfumatura essenziale: le banche centrali devono essere indipendenti, non isolate. Il meccanismo è chiaro. Una banca centrale che decide senza rendere conto finisce per decidere senza spiegare, e quindi senza correggere i propri errori. Il Parlamento non chiede di votare i tassi, chiede di capire come vengono fissati. È la differenza tra controllo democratico e ingerenza politica.

Il testo si compiace dello scambio di lettere tra il Parlamento e la BCE sulle pratiche di interazione. È un passo utile, ma solo un passo. La trasparenza sui modelli, sulle ipotesi e sulle valutazioni dell'inflazione del Consiglio direttivo resta un auspicio. Ora, senza obbligo di pubblicazione, ogni banca centrale nazionale mantiene la propria interpretazione di cosa significhi «rendere conto». L'alternativa sarebbe un quadro formale, adottato dal Parlamento e dalla BCE, che fissi requisiti minimi di trasparenza. Il testo attuale preferisce l'invito, più diplomatico, meno vincolante.

Il bilancio e gli acquisti di attività: la vera uscita

Il Parlamento sostiene la BCE nella sua volontà di ridurre il proprio ruolo diretto nell'acquisto di titoli e la incoraggia ad abbandonare progressivamente i programmi di acquisto di titoli di Stato. È una posizione liberale coerente: questi programmi falsano i segnali di prezzo e trasferiscono il rischio di tasso verso la banca centrale, quindi verso il contribuente. La risoluzione nota peraltro che la BCE ha iniziato a contrarre il proprio bilancio molto gradualmente. Troppo gradualmente, si potrebbe aggiungere: ogni mese di ritardo mantiene una pressione al ribasso sui rendimenti sovrani, il che consente agli Stati di rinviare aggiustamenti di bilancio dolorosi. Il testo lo dice a modo suo deplorando l'effetto della situazione di bilancio sul mandato della BCE.

Altro punto tecnico ma decisivo: il Parlamento invita la BCE a evitare di pagare alle banche tassi sui depositi superiori ai tassi di mercato, poiché ciò va contro il principio di un'economia di mercato aperta in cui la concorrenza è libera. Dietro il gergo, un meccanismo semplice: se la banca centrale remunera le riserve in eccesso al di sopra del mercato, le banche non hanno alcun interesse a prestarsi denaro tra loro. Il mercato interbancario si prosciuga, e la BCE diventa l'unico prestatore. La risoluzione chiede di eliminare gli ostacoli alla ripresa di questo mercato. È una misura di buon senso liberale, ma resta un invito, non una regola.

Una banca centrale indipendente non è una banca centrale irresponsabile: deve spiegare le proprie scelte a coloro che ne subiscono le conseguenze.

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