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Approvato2025-12-17Salute e consumatori

L'Unione europea rafforza l'accesso ad aborti sicuri e legali

Testo adottato
A favore35856 %
Contro20232 %
Astensione7912 %
Non ha votato00 %
Spiegazione dettagliata

Comprendere il testo adottato

Il Parlamento europeo risponde all'iniziativa dei cittadini europei "My Voice, My Choice", che chiede garanzie per un aborto sicuro e accessibile. Il testo, adottato nell'aprile 2024, riguarda tutti i cittadini dell'UE e si concentra sulla protezione della salute e dei diritti delle donne. Riconosce che le restrizioni all'accesso creano rischi e disuguaglianze.

Contesto e obiettivi

Il testo si basa sui principi della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, sui trattati e sulle convenzioni internazionali sui diritti umani. L'obiettivo principale è promuovere l'uguaglianza di genere e l'autodeterminazione corporea, riconoscendo l'accesso a servizi sanitari riproduttivi sicuri e legali come un diritto fondamentale. Il quadro include anche gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Misure chiave

  • Invito alla Commissione europea a proporre una legislazione per creare un meccanismo finanziario speciale. Questo sosterrà volontariamente gli Stati membri che desiderano migliorare l'accesso a servizi di aborto sicuro.
  • Rafforzamento dell'accesso a informazioni e servizi sanitari nell'ambito della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi (SDSR).
  • Promozione dell'abolizione di ostacoli giuridici e amministrativi dannosi negli Stati membri, come periodi di attesa obbligatori o sanzioni penali.
  • Sostegno all'estensione dei metodi di aborto, inclusi l'aborto farmacologico e la telemedicina (ove appropriato).
  • Definizione di un quadro per proteggere il diritto alla privacy, alla sicurezza e il divieto di tortura o trattamenti inumani in questo ambito.

Calendario e attuazione

La decisione del Parlamento è una presa di posizione politica e non una legislazione direttamente vincolante. La Commissione europea sta ora esaminando le richieste e, entro sei mesi dalla convalida dell'iniziativa, indicherà le misure che intende proporre. L'eventuale procedura legislativa finale, se avviata, seguirà la consueta procedura di codecisione tra Parlamento e Consiglio. L'attuazione di qualsiasi futura direttiva sarà responsabilità degli Stati membri, nel rispetto delle competenze nazionali in materia di sanità.

Impatto per i cittadini e gli attori

Per i cittadini, in particolare le donne, la potenziale futura legislazione mira a ridurre i rischi delle pratiche non sicure e a promuovere l'uguaglianza. Le organizzazioni sanitarie potrebbero ricevere orientamenti e possibili finanziamenti. Gli Stati membri con accesso limitato potrebbero ottenere un sostegno volontario. Il testo riconosce che le situazioni attuali variano notevolmente tra i paesi dell'UE per quanto riguarda leggi, finanziamenti e metodi disponibili, con l'obiettivo di promuovere una protezione dei diritti più uniforme.

Opinion & analysis

L'ICE «My Voice, My Choice»: una risoluzione che promette tutto e non finanzia nulla

Il Parlamento europeo ha adottato il 17 dicembre 2025 una risoluzione che accoglie l'iniziativa dei cittadini «My Voice, My Choice» e chiede alla Commissione di creare un meccanismo di solidarietà per l'aborto. Ma questo testo non ha alcuna portata vincolante: invita, reitera, esorta. Gli 1,2 milioni di firme diventano un pio desiderio, e la fattura resta nel limbo del prossimo quadro finanziario.

I punti chiave

  • Il Parlamento chiede un meccanismo di solidarietà aperto agli Stati membri volontari, con un sostegno finanziario dell'Unione, senza ingerenza nelle legislazioni nazionali (punto 2).
  • Chiede una proposta legislativa della Commissione per finanziare gli Stati che offrono un aborto sicuro a chiunque risieda nell'Unione e non vi abbia accesso (punto 2).
  • Chiede che questa proposta sia iscritta nell'attuale quadro finanziario pluriennale e nel prossimo (punto 13), senza precisare alcun importo.
  • Reitera il suo appello a iscrivere il diritto all'aborto nella Carta dei diritti fondamentali ed esorta il Consiglio a convocare una convenzione per rivedere i trattati (punto 7).

Una competenza di sostegno, non un assegno in bianco

La sanità resta una competenza nazionale. L'Unione può sostenere, coordinare, finanziare progetti, ma non può né legiferare sull'accesso all'aborto né imporre norme agli Stati. La risoluzione lo riconosce a mezza bocca parlando di un meccanismo «aperto agli Stati membri volontari» e «senza ingerenza nelle leggi e nelle regolamentazioni nazionali». Peccato che il dispositivo che essa invoca, un sostegno finanziario dell'Unione agli Stati che propongono un aborto sicuro a chiunque risieda nell'Unione, equivalga a far pagare dal bilancio comune politiche che alcuni Stati rifiutano. La generosità ostentata non è un trasferimento di competenza, ma crea una pressione politica e di bilancio che aggira il principio di sussidiarietà.

Il meccanismo di solidarietà non esiste ancora: servirebbe una proposta legislativa della Commissione, poi un accordo del Consiglio e del Parlamento. La risoluzione si limita a chiedere questa proposta. Nel frattempo, i cittadini che hanno firmato l'ICE hanno ottenuto solo una dichiarazione di intenti. Il costo dell'attesa è reale: donne continuano a spostarsi da uno Stato all'altro, con le spese e i rischi che ciò comporta, mentre i fondi europei esistenti, come il programma EU4Health, non sono pienamente utilizzati per l'accesso alla salute sessuale e riproduttiva (punto 6).

Il diritto all'aborto nella Carta: un auspicio senza effetto immediato

Il punto 7 reitera l'appello a iscrivere il diritto all'aborto nella Carta dei diritti fondamentali ed esorta il Consiglio a convocare una convenzione per rivedere i trattati. È una richiesta politica, non una modifica giuridica. Una revisione dei trattati richiede l'unanimità degli Stati membri e una ratifica nazionale. Nel frattempo, la risoluzione non cambia la Carta e non crea alcun nuovo diritto. Esprime una maggioranza, ma una maggioranza non fa una legge.

Il testo denuncia anche i movimenti anti-genere e chiede un'azione europea più forte contro di essi (punto 5). Dietro l'intenzione lodevole di proteggere i diritti delle donne c'è un rischio: quello di definire per decreto che cosa è un movimento accettabile e che cosa non lo è. La libertà di espressione e di associazione non si protegge stigmatizzando gruppi, ma garantendo un dibattito aperto. Gli eletti che votano questo testo dovranno rispondere davanti ai cittadini di questa estensione del controllo politico sulla società civile.

Una risoluzione che invita, esorta e reitera non è una legge: è un auspicio di cui resta da pagare la fattura.

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