Il Parlamento europeo ha approvato un sostegno finanziario di 8,5 milioni di euro per il reinserimento professionale di 6.486 lavoratori licenziati a seguito del fallimento dell'azienda di batterie Northvolt in Svezia. L'azione si svolge nell'ambito del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEM) e mira a fornire un supporto immediato ai lavoratori colpiti dal più grande fallimento della storia svedese contemporanea. Le attività interessano tre regioni della Svezia dove la disoccupazione è aumentata significativamente.
Il FEM è uno strumento europeo che fornisce assistenza finanziaria ai lavoratori che perdono il lavoro a causa di grandi cambiamenti nell'economia globale. Questa azione si basa sul Regolamento (UE) 2021/691. L'obiettivo principale è sostenere i lavoratori attraverso servizi personalizzati e misure per il mercato del lavoro attivo, al fine di reinserirli rapidamente in posti di lavoro dignitosi e sostenibili, preparandoli al contempo per un'economia europea più verde e digitale.
La Svezia ha presentato la domanda il 16 giugno 2025 e la Commissione europea ha completato la sua valutazione il 28 ottobre 2025. Il periodo di ammissibilità per il finanziamento è iniziato il 25 ottobre 2024. Le misure per i servizi personalizzati dureranno 24 mesi dall'entrata in vigore della decisione di finanziamento, mentre le spese amministrative saranno coperte per 31 mesi. L'attuazione sarà effettuata dal servizio pubblico per l'impiego svedese (Arbetsförmedlingen).
L'azione si rivolge direttamente ai 6.486 lavoratori licenziati, la maggior parte dei quali è altamente qualificata e di età inferiore ai 54 anni. L'obiettivo è prevenire il declino economico regionale, in particolare in città come Skellefteå, dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto l'8,2%. Il sostegno del FEM integra le iniziative nazionali e non sostituisce le responsabilità delle aziende ai sensi del diritto nazionale o dei contratti collettivi. L'azienda americana Lyten ha concordato di acquisire le attività di Northvolt e prevede di riassumere il personale, aspetto che sarà valutato durante l'attuazione del programma.
Il Parlamento europeo ha approvato il 16 dicembre 2025 un contributo di 8 526 322 euro dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per 5 800 lavoratori licenziati da Northvolt in Svezia. Il voto è massiccio (578 favorevoli, 54 contrari, 30 astensioni), ma sancisce una logica di assistenza a posteriori, senza affrontare le cause che hanno portato al più grande fallimento della storia svedese.
Il FEG è un dispositivo d'emergenza: cofinanzia misure attive per i lavoratori licenziati (ricerca di lavoro, formazione, aiuto alla creazione d'impresa). Il suo importo qui, 8,5 milioni di euro, è modesto su scala dei 6 486 licenziamenti, ma illustra una scelta politica: l'Unione interviene dopo la catastrofe, mai prima. Il fallimento di Northvolt, causato secondo il testo dalla concorrenza cinese e da difficoltà di produzione, non è stato anticipato. Il FEG non fa che medicare le ferite.
Il Parlamento lo ammette a mezza bocca chiedendo che i fondi non utilizzati siano rimborsati in caso di ripresa da parte di Lyten, e che la riassunzione sia prioritaria. Ma queste richieste restano auspici politici, senza obbligo giuridico. La logica resta quella di un assegno distribuito a posteriori, senza condizione di performance né di celerità.
La domanda svedese è stata depositata il 16 giugno 2025; la Commissione ha impiegato più di quattro mesi per valutarla, e il Parlamento sottolinea l'urgenza di accorciare questo termine. Per i lavoratori, ogni mese di attesa è una formazione che non parte, un impiego che non viene ritrovato. La lentezza amministrativa ha un costo sociale reale, che il FEG non compensa.
Il Parlamento chiede anche di semplificare le procedure interne, ma senza ridurre i controlli. Si conosce il seguito: le stesse verifiche, solo accelerate. Una vera semplificazione eliminerebbe le duplicazioni, non soltanto le code.
Il FEG è un cerotto su una gamba di legno: aiuta chi ha perso il lavoro, ma non crea le condizioni perché quei posti di lavoro esistano ancora.
Il Parlamento europeo ha approvato il 16 dicembre 2025 un contributo di 8 526 322 euro dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per 5 800 lavoratori licenziati da Northvolt in Svezia. Il voto è massiccio (578 favorevoli, 54 contrari, 30 astensioni), ma sancisce una logica di assistenza a posteriori, senza affrontare le cause che hanno portato al più grande fallimento della storia svedese.
Il FEG è un dispositivo d'emergenza: cofinanzia misure attive per i lavoratori licenziati (ricerca di lavoro, formazione, aiuto alla creazione d'impresa). Il suo importo qui, 8,5 milioni di euro, è modesto su scala dei 6 486 licenziamenti, ma illustra una scelta politica: l'Unione interviene dopo la catastrofe, mai prima. Il fallimento di Northvolt, causato secondo il testo dalla concorrenza cinese e da difficoltà di produzione, non è stato anticipato. Il FEG non fa che medicare le ferite.
Il Parlamento lo ammette a mezza bocca chiedendo che i fondi non utilizzati siano rimborsati in caso di ripresa da parte di Lyten, e che la riassunzione sia prioritaria. Ma queste richieste restano auspici politici, senza obbligo giuridico. La logica resta quella di un assegno distribuito a posteriori, senza condizione di performance né di celerità.
La domanda svedese è stata depositata il 16 giugno 2025; la Commissione ha impiegato più di quattro mesi per valutarla, e il Parlamento sottolinea l'urgenza di accorciare questo termine. Per i lavoratori, ogni mese di attesa è una formazione che non parte, un impiego che non viene ritrovato. La lentezza amministrativa ha un costo sociale reale, che il FEG non compensa.
Il Parlamento chiede anche di semplificare le procedure interne, ma senza ridurre i controlli. Si conosce il seguito: le stesse verifiche, solo accelerate. Una vera semplificazione eliminerebbe le duplicazioni, non soltanto le code.
Il FEG è un cerotto su una gamba di legno: aiuta chi ha perso il lavoro, ma non crea le condizioni perché quei posti di lavoro esistano ancora.