Il Parlamento europeo ha esaminato la proposta della Commissione europea per il rinnovo dell'autorizzazione all'immissione in commercio di prodotti contenenti mais geneticamente modificato MON 87427. La decisione riguarda alimenti, mangimi e altri prodotti derivati da questo mais, ad esclusione della coltivazione. La discussione si svolge nel quadro dell'applicazione del principio di precauzione e degli impatti su salute e ambiente.
La procedura è condotta in base al Regolamento (CE) n. 1829/2003 sugli alimenti e i mangimi geneticamente modificati. La revisione iniziale è stata effettuata dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che ha espresso un parere favorevole. L'obiettivo principale è garantire un alto livello di protezione della salute umana, della salute animale e dell'ambiente.
La decisione è stata adottata nel settembre 2025, dopo procedure nei comitati degli Stati membri che non hanno raggiunto il consenso. La Commissione è invitata a ritirare immediatamente il progetto di decisione e a procedere con una proposta legislativa per la riforma. La supervisione sarà esercitata dal Parlamento europeo e dai parlamenti nazionali.
La decisione influisce su consumatori, produttori alimentari e operatori agricoli. Protegge l'ambiente dai potenziali rischi dell'agricoltura OGM, ma può influire sulla disponibilità di alcuni prodotti. I cittadini beneficiano di una protezione rafforzata della salute e dell'ambiente, mentre le imprese devono adattarsi a criteri di sicurezza più rigorosi.
Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che chiede alla Commissione di ritirare il suo progetto di decisione che rinnova l'autorizzazione del mais geneticamente modificato MON 87427. Non è un mandato negoziale, né un atto legislativo finale: è un avvertimento politico chiaro. La Commissione proponeva di rinnovare l'autorizzazione; il Parlamento chiede di non farlo, invocando i rischi legati al glifosato, le erbe infestanti resistenti, la perdita di biodiversità e l'insufficienza delle prove a lungo termine. La palla passa all'esecutivo.
Il Parlamento non contesta la procedura, ne sottolinea l'impasse. Da anni le autorizzazioni di OGM sono adottate dalla Commissione senza maggioranza qualificata in comitato permanente, il che alimenta un deficit democratico persistente. Il Parlamento chiede una riforma della procedura decisionale per uscire da questa impasse. Ma nel frattempo è lo status quo: la Commissione può procedere comunque, e i cittadini restano nell'incertezza.
Il vero problema non è tanto il mais MON 87427 quanto l'assenza di una responsabilità chiara. Chi decide? Né gli Stati membri, né il Parlamento, ma la Commissione, sulla base di un parere dell'EFSA che il Parlamento giudica insufficiente. L'EFSA ha espresso parere favorevole il 27 marzo 2025, ma il Parlamento ritiene che non abbia tenuto sufficientemente conto degli effetti cumulativi, degli studi tossicologici a lungo termine o delle conseguenze ecologiche indirette di un maggiore utilizzo del glifosato. Non è una critica da poco: mette in discussione la qualità della valutazione dei rischi.
La richiesta del Parlamento di non rinnovare l'autorizzazione si fonda sul principio di precauzione. Allo stato attuale, la Commissione può ritirare il progetto oppure mantenerlo. Se lo mantiene, si assume la responsabilità politica di andare contro la rappresentanza eletta. Gli elettori potranno trarne le conseguenze.
Il Parlamento chiede inoltre alla Commissione di tenere conto degli obblighi internazionali dell'Unione, come l'accordo di Parigi o la convenzione sulla diversità biologica. È un argomento accettabile, ma non dispensa dal chiedersi se la regolamentazione attuale sia proporzionata. Il mais MON 87427 è tollerante al glifosato, e il Parlamento teme un aumento dell'uso di erbicidi. Eppure la vera domanda è: chi sopporta il costo dell'incertezza? Gli agricoltori e le imprese che attendono decisioni chiare, mentre le procedure si trascinano.
Un approccio fondato sulla sussidiarietà e sul mercato avrebbe consistito nel lasciare decidere gli Stati membri, o nel semplificare le procedure per consentire una valutazione più rapida e mirata. Invece si accumulano pareri, comitati e ricorsi, senza che nessuno si assuma la responsabilità finale. Il costo di questo stallo è sopportato da chi produce e innova, non da chi blocca.
Il Parlamento chiede il ritiro; la Commissione deciderà. Ma in materia di OGM il vero deficit non è scientifico, è democratico.
Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che chiede alla Commissione di ritirare il suo progetto di decisione che rinnova l'autorizzazione del mais geneticamente modificato MON 87427. Non è un mandato negoziale, né un atto legislativo finale: è un avvertimento politico chiaro. La Commissione proponeva di rinnovare l'autorizzazione; il Parlamento chiede di non farlo, invocando i rischi legati al glifosato, le erbe infestanti resistenti, la perdita di biodiversità e l'insufficienza delle prove a lungo termine. La palla passa all'esecutivo.
Il Parlamento non contesta la procedura, ne sottolinea l'impasse. Da anni le autorizzazioni di OGM sono adottate dalla Commissione senza maggioranza qualificata in comitato permanente, il che alimenta un deficit democratico persistente. Il Parlamento chiede una riforma della procedura decisionale per uscire da questa impasse. Ma nel frattempo è lo status quo: la Commissione può procedere comunque, e i cittadini restano nell'incertezza.
Il vero problema non è tanto il mais MON 87427 quanto l'assenza di una responsabilità chiara. Chi decide? Né gli Stati membri, né il Parlamento, ma la Commissione, sulla base di un parere dell'EFSA che il Parlamento giudica insufficiente. L'EFSA ha espresso parere favorevole il 27 marzo 2025, ma il Parlamento ritiene che non abbia tenuto sufficientemente conto degli effetti cumulativi, degli studi tossicologici a lungo termine o delle conseguenze ecologiche indirette di un maggiore utilizzo del glifosato. Non è una critica da poco: mette in discussione la qualità della valutazione dei rischi.
La richiesta del Parlamento di non rinnovare l'autorizzazione si fonda sul principio di precauzione. Allo stato attuale, la Commissione può ritirare il progetto oppure mantenerlo. Se lo mantiene, si assume la responsabilità politica di andare contro la rappresentanza eletta. Gli elettori potranno trarne le conseguenze.
Il Parlamento chiede inoltre alla Commissione di tenere conto degli obblighi internazionali dell'Unione, come l'accordo di Parigi o la convenzione sulla diversità biologica. È un argomento accettabile, ma non dispensa dal chiedersi se la regolamentazione attuale sia proporzionata. Il mais MON 87427 è tollerante al glifosato, e il Parlamento teme un aumento dell'uso di erbicidi. Eppure la vera domanda è: chi sopporta il costo dell'incertezza? Gli agricoltori e le imprese che attendono decisioni chiare, mentre le procedure si trascinano.
Un approccio fondato sulla sussidiarietà e sul mercato avrebbe consistito nel lasciare decidere gli Stati membri, o nel semplificare le procedure per consentire una valutazione più rapida e mirata. Invece si accumulano pareri, comitati e ricorsi, senza che nessuno si assuma la responsabilità finale. Il costo di questo stallo è sopportato da chi produce e innova, non da chi blocca.
Il Parlamento chiede il ritiro; la Commissione deciderà. Ma in materia di OGM il vero deficit non è scientifico, è democratico.